Lo stato di salute delle acque piemontesi passa anche dalla conoscenza delle condizioni dei laghi e delle pressioni che li interessano. Per questo la sesta edizione del Forum Acque, organizzato da Legambiente Piemonte - Valle d’Aosta, si è aperta con la presentazione dei risultati delle analisi di Goletta dei Laghi effettuate in cinque bacini regionali: il lago Grande e il lago Piccolo di Avigliana, la sponda piemontese del Lago Maggiore, il lago di Viverone e il lago d’Orta.
I dati restituiscono un quadro complessivamente negativo: sui 23 punti campionati il 65% è risultato fuori dai limiti di legge. Tra i bacini monitorati, solo il lago di Viverone, in provincia di Biella, è uscito indenne dalle analisi microbiologiche. Di segno opposto la situazione rilevata sulla sponda piemontese del lago Maggiore, dove dei dieci punti campionati ben otto sono risultati oltre i limiti di legge, con cinque punti classificati addirittura come “fortemente inquinati”.
Il lago Maggiore rappresenta un bacino di enorme rilevanza ambientale ed economica per il territorio, grazie ai molteplici servizi che garantisce: dall’uso idropotabile a quello agricolo, dal turismo alla produzione energetica fino al comparto ittico. Le pressioni che interessano il lago, tuttavia, non riguardano soltanto gli aspetti microbiologici, ma anche gli effetti dell’antropizzazione e dell’artificializzazione delle rive, oltre alla presenza di contaminanti ambientali persistenti e tossici nei sedimenti e negli organismi viventi.
Tra questi assumono particolare rilievo i Pfas, composti chimici di origine antropica ampiamente utilizzati in ambito industriale, che rappresentano oggi una delle principali criticità emergenti per la qualità delle acque. La loro presenza nel lago Maggiore costituisce un esempio concreto di una problematica più ampia che interessa numerosi corpi idrici: i Pfas e i loro precursori sono infatti diffusi nell’ambiente, presenti nelle acque piovane e in molti sistemi idrici, con la capacità di contaminare terreni e colture e di accumularsi lungo le catene alimentari. I Pfas rappresentano oggi una delle principali sfide per la tutela della qualità delle acque, perché la loro presenza interessa non soltanto le acque sotterranee e i fiumi, ma anche i laghi, ecosistemi fondamentali per il territorio e sottoposti a pressioni sempre maggiori. La contaminazione da Pfas evidenzia come la tutela della risorsa idrica non possa concentrarsi esclusivamente sulla quantità di acqua disponibile, ma debba considerare anche la qualità e la capacità degli ecosistemi acquatici di mantenere le proprie funzioni. Una sfida che richiede quindi un approccio complessivo alla gestione della risorsa idrica, capace di integrare il controllo delle pressioni ambientali, la tutela degli ecosistemi e la protezione della salute pubblica. In questa prospettiva si inserisce anche l'evoluzione della normativa europea sulle acque, che ha introdotto nuovi parametri di controllo per alcune sostanze emergenti, tra cui i Pfas, insieme a pesticidi, farmaci e microplastiche, riconoscendo la necessità di monitorare in modo sempre più efficace le pressioni che incidono sullo stato di salute dei corpi idrici.
“I Pfas - sottolinea Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente - rappresentano una sfida che richiede un cambio di prospettiva nella gestione della risorsa idrica. Non è più sufficiente intervenire quando la contaminazione è già presente: occorre prevenire - mettendo tali sostanze al bando - e nel frattempo ridurre le emissioni all'origine, investendo sia in sistemi di monitoraggio sempre più efficienti che in tecnologie di filtro e abbattimento di tali sostanze agli scarichi. Solo così sarà possibile tutelare gli ecosistemi acquatici e garantire una risorsa sicura per le generazioni future.”
Il dettaglio dei monitoraggi di Goletta dei Laghi evidenzia, oltre ai punti già citati, ulteriori elementi di rilievo. Nel novarese, il bilancio per il lago d’Orta tende al negativo, con tre punti campionati su cinque fuori dai limiti. La foce del torrente Pellino e la foce del torrente Fiumetta sono risultate entro i limiti di legge. Lo sfioratore sul Lungolago Beltrami 31 e la foce del torrente Lagna sono risultati inquinati, mentre la foce del torrente Pescone è risultata fortemente inquinata.
Sulla sponda piemontese del lago Maggiore sono stati campionati dieci punti. Di questi dieci punti, solo lo sfioratore del rio San Luigi ad Arona e la foce del torrente Erno sono risultati entro i limiti di legge. Tre punti sono risultati inquinati: la foce del torrente Erno; la foce del torrente San Bernardino; la foce del fiume Toce; la foce del torrente Selvaspessa. Gli altri cinque punti sono risultati fortemente inquinati: lo sfioratore a lago sul lungolago Marconi di Stresa; la foce del torrente Vevera; la foce del fosso Arlasca; la foce del torrente San Giovanni e la foce del torrente Tiasca.
Al termine del Forum Acque spazio anche alle buone notizie, con la consegna delle Vele di Legambiente e Touring Club Italiano. Il massimo riconoscimento delle 5 Vele è stato assegnato, attraverso la simbolica consegna della bandiera, alle realtà piemontesi che hanno saputo coniugare al meglio la qualità dei servizi offerti ai turisti con scelte coraggiose e innovative all’insegna della sostenibilità ambientale. A ricevere l’ambito riconoscimento sono stati il comune di Avigliana (TO), per il Lago Grande, e Cannero Riviera per il Lago Maggiore Nord Verbano - Golfo Borromeo. Non sono mancati anche gli altri riconoscimenti: le 4 Vele sono state assegnate a cinque comuni piemontesi, tra cui Orta San Giulio, per il Lago d’Orta, e Candia Canavese (TO), per il Lago di Candia. Le 3 Vele sono invece andate a otto comuni, tra cui Viverone, per l’omonimo lago, e Dormelletto per il Lago Maggiore - Sud Verbano. Infine, le 2 Vele hanno premiato Stresa e Arona.













