I danni provocati dalla fauna selvatica continuano a pesare sulle imprese agricole piemontesi. Coldiretti Piemonte torna a chiedere alla Regione un cambio di passo sui risarcimenti, giudicando insufficiente la copertura prevista anche per il 2026, con gli indennizzi riconosciuti nella misura dell’83% per il secondo anno consecutivo.
Una situazione che, secondo l’organizzazione agricola, risulta ancora più critica alla luce del ritorno della peste suina sui territori piemontesi e delle difficoltà economiche che stanno interessando molte aziende del comparto.
«Basta penalizzare le imprese agricole – evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – soprattutto in un momento in cui il numero degli abbattimenti dei cinghiali rimane del tutto insufficiente».
Per Coldiretti il risarcimento economico, pur rappresentando un sostegno importante per le aziende colpite, non può essere considerato una soluzione definitiva, ma un intervento necessario per compensare almeno in parte le perdite subite dagli agricoltori. I danni causati dalla fauna selvatica, infatti, incidono direttamente sulla redditività delle imprese, costrette a fronteggiare produzioni compromesse e raccolti danneggiati.
L’associazione ha quindi inviato una specifica lettera alla Regione Piemonte, indirizzata al presidente Alberto Cirio e all’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, chiedendo un intervento per garantire il riconoscimento integrale dei risarcimenti e una programmazione più efficace delle risorse disponibili.
«Serve una modalità di gestione che eviti il ripetersi di situazioni come quelle delle annualità 2024 e 2025 – sottolineano Brizzolari e Rivarossa –. Le misure stanziate attualmente sono mortificanti nei confronti di un settore di primaria rilevanza per il tessuto economico regionale».













