La crisi idrica torna a preoccupare anche il territorio novarese. Siccità, temperature elevate e cambiamenti climatici stanno mettendo sotto pressione la disponibilità della risorsa acqua, con possibili conseguenze non solo per cittadini e ambiente, ma anche per le attività produttive.
Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sulle imprese idro-esigenti, in Piemonte sono oltre 10 mila le aziende che operano nei dieci settori con maggiore intensità di utilizzo dell'acqua, per un totale di circa 125 mila addetti. Tra queste, circa 7 mila sono imprese artigiane, con quasi 28 mila lavoratori. Il 66,9% delle realtà piemontesi appartenenti ai comparti maggiormente dipendenti dall'acqua è quindi rappresentato dall'artigianato.
Un tema che riguarda da vicino anche Novara, dove le infrastrutture idriche presentano ancora margini di miglioramento. Secondo i dati richiamati da Confartigianato sulla base di una recente indagine della CGIA di Mestre, nel capoluogo novarese il 31,5% dell'acqua immessa nella rete viene disperso. Un dato che colloca Novara, insieme a Cuneo, al secondo posto tra i capoluoghi piemontesi per percentuale di perdite, dietro a Verbania che raggiunge il 43%.
Complessivamente in Piemonte ogni giorno vengono immessi nelle reti 359 litri di acqua per abitante, mentre 127 litri vengono persi, pari al 35,4% del totale.
A lanciare l'allarme è Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che evidenzia il possibile impatto della crisi idrica sul sistema economico regionale. «Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere, in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua», sottolinea.
Tra i settori più esposti ci sono non solo alcune attività manifatturiere, ma anche servizi alla persona come lavanderie, acconciatori ed estetisti, dove l'acqua è una componente essenziale dell'attività quotidiana.
«Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica – conclude Felici –. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete. Con la scusa del cambiamento climatico non si può scaricare responsabilità e disagi su cittadini e imprese».













