La minor dinamicità dell’economia, già emersa dai dati in alta frequenza, è stata confermata dalla stima del Pil nel terzo trimestre. Dopo quattro trimestri di crescita l’attività economica si è fermata. Se il dato di oggi non pone problemi sulle attese di crescita del 2026, confermando le indicazioni di una variazione nella media dell’anno dello 0,9-1,0%, rafforza, però, i timori per un 2027 meno dinamico. Tutto dipenderà, a questo punto, dall’ultimo quarto dell’anno in corso: così l’Ufficio Studi Confcommercio sui dati Istat.
D’altra parte, a enfatizzare i timori di una crescita più contenuta, almeno fino a tutta la primavera del prossimo anno, vi è il rafforzarsi dell’inflazione. La variazione dello 0,9% congiunturale di ottobre (nostra stima a +0,2%), con il ritorno a valori tendenziali che non si registravano da settembre 2023, è innegabilmente un campanello d’allarme per le prospettive dei consumi delle famiglie. Consumi che negli ultimi periodi erano stati il principale volano della crescita. A preoccupare è soprattutto il fatto che le tensioni sugli energetici, e in misura più contenuta sugli alimentari freschi, non si vadano esaurendo e comincino a produrre marginali effetti anche su altre filiere.
Va anche rilevato – conclude Confcom - come i decisi aumenti registrati dai prezzi per l’abitazione (legati all’energia ad uso domestico) porteranno inevitabilmente ad uno spostamento di quote di spesa verso gli obbligati, comprimendo una parte significativa degli acquisti di beni e servizi commercializzabili con effetti negativi su molte imprese del terziario.















