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Economia | 07 settembre 2026, 14:08

Settantacinque anni dopo, la Fondazione Giacomini porta una targa dove tutto è cominciato

La Messa a Madonna del Sasso e il ritrovo all'antico circolo: così la famiglia e la “gente Giacomini” hanno celebrato una storia iniziata da una piccola stalla

ALZO – Settantacinque anni dopo, la storia della Giacomini è tornata là dove tutto era cominciato. Non negli stabilimenti, non nei mercati internazionali, non nei numeri di un gruppo industriale che oggi conta circa 900 dipendenti e una presenza in numerosi Paesi, ma ad Alzo, nel cuore del Cusio, in quella piccola stalla di circa tre metri per due dalla quale Alberto Giacomini, insieme alla moglie Maria Adua Filzoli, diede vita a un'impresa destinata a raggiungere il mondo. Una giornata di memoria, riconoscenza e futuro quella organizzata domenica 6 settembre dalla Fondazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini, in occasione del 75° anniversario della fondazione dell'azienda, nata il 6 gennaio 1951 nella casa della zia Romilde. 

Il primo momento della celebrazione si è svolto al Santuario della Madonna del Sasso, un luogo particolarmente caro ad Alberto e Adua Giacomini, dove i due si erano sposati e dove avevano celebrato anche il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Qui don Adriano Miazza ha celebrato la Santa Messa, accompagnata dai canti del Coro Stella Alpina Ana di Berzonno, in una celebrazione che ha assunto un significato profondamente legato alla storia personale e imprenditoriale del fondatore della Giacomini.

A ricordarlo è stato il figlio, che ha rivolto un ringraziamento alla madre Maria Adua Filzoli, presente alla celebrazione e ancora oggi impegnata, con la stessa determinazione di allora, nel contribuire al futuro dell'azienda. Un ringraziamento è stato rivolto anche alla “gente Giacomini”, alle tante persone che nel corso dei decenni hanno accompagnato la crescita dell'impresa, alla moglie Mariama Samake e alla figlia Celeste Maria Alberta.

Nel luogo caro ad Alberto, il ricordo è diventato anche una riflessione sul senso di quella storia. “Settantacinque anni di storia partiti da una piccola stalla di Alzo, di appena tre metri per due, dove ci recheremo dopo questa Messa per affiggere una targa commemorativa”, è stato ricordato durante la celebrazione. Da quella stalla, da un tornio e da una famiglia unita è nata una realtà industriale capace di portare il proprio nome e il proprio Made in Italy in tutto il mondo. 

Ma Alberto Giacomini, come è stato sottolineato, non attribuiva soltanto a se stesso il merito di quella crescita. “Mio padre mi ricordava sempre che tutto questo non era merito soltanto suo, né era qualcosa di scontato. Diceva che doveva molto a colei che chiamava la sua stella”. Una frase che racchiude il rapporto profondo dell'imprenditore con la fede e con la Madonna del Sasso, indicata come una presenza e una guida nella sua vita.

Dopo la Messa, la celebrazione si è spostata ad Alzo, in via del Torchio 9, davanti alla casa della zia Romilde, dove è stata scoperta e benedetta la targa commemorativa voluta dalla Fondazione. Un segno destinato a rimanere nel luogo esatto in cui, nel 1951, Alberto e Adua trasformarono un'idea in un'impresa.

La targa è stata realizzata in granito bianco proveniente dalle cave di Alzo e della Madonna del Sasso, come ulteriore richiamo alla storia e alla tradizione del territorio. Durante la cerimonia è stato ricordato anche Giuseppe Giacomini, padre di Alberto e scalpellino, insieme alla memoria di tutti gli scalpellini che hanno rappresentato per generazioni una parte importante della storia di Alzo.

Nel suo intervento, il figlio del fondatore ha voluto riportare l'attenzione non soltanto sulla crescita industriale, ma soprattutto sulla filosofia dell'uomo Alberto Giacomini. Un imprenditore legato al lavoro, alla propria comunità e alle persone che lavoravano con lui, convinto che il sapere non fosse mai qualcosa di acquisito una volta per tutte, ma un percorso continuo fatto di osservazione, curiosità, esperienza e capacità di imparare.

“Una stalla. Un tornio. Una famiglia unita”: sono state queste le parole che hanno restituito, con semplicità, l'immagine delle origini. E proprio da quelle origini, nel corso dei decenni, sarebbero arrivati gli stabilimenti, i brevetti, l'internazionalizzazione e una presenza sempre più importante sui mercati esteri. Oggi il Gruppo Giacomini ha mantenuto il proprio cuore produttivo e direzionale a San Maurizio d'Opaglio e conta circa 900 dipendenti, tre stabilimenti produttivi in Italia e 18 organizzazioni estere tra filiali e partner esclusivi, con circa il 75% del fatturato generato dall'export. 

Ma per la Fondazione il 75° anniversario non è stato soltanto il racconto di una crescita industriale. È stato soprattutto il modo per ricordare la persona prima ancora dell'industriale, i valori che hanno accompagnato quella crescita e il rapporto con il territorio del Cusio.

Il legame con la comunità è emerso anche nel ricordo delle iniziative che Alberto Giacomini aveva sviluppato attorno all'azienda molti decenni fa: dalle abitazioni per i dipendenti realizzate già nel 1968 alla mensa, all'asilo, alla formazione e alle forme di sostegno alle famiglie. Un'idea di impresa nella quale produzione e risultati erano inseparabili dalla responsabilità verso le persone. 

La giornata si è quindi conclusa tornando ancora una volta alla dimensione più semplice e familiare di Alzo, con il rinfresco all'Essenziale Bistrot, l'antico circolo del paese. Anche questa scelta ha avuto un valore simbolico: era infatti uno dei luoghi frequentati da Alberto Giacomini, che amava trascorrere qui le domeniche pomeriggio giocando a carte con gli amici e mantenendo quel rapporto diretto con la comunità che non aveva mai voluto perdere.

Il percorso del 75° anniversario si è così chiuso idealmente nello stesso luogo dal quale era partito. La Madonna del Sasso, la stalla, il tornio, la famiglia, il paese e la comunità sono diventati i punti di una memoria che non guarda soltanto al passato, ma alle generazioni future.

Perché la storia della Giacomini, oggi realtà internazionale, continua ad avere una sorgente precisa: una piccola stalla di Alzo, una famiglia unita e la volontà di costruire qualcosa capace di andare lontano senza dimenticare da dove era partito.

E proprio per questo la targa inaugurata domenica non è soltanto un ricordo. È un punto fermo nella memoria del territorio e un messaggio rivolto al futuro: le grandi storie possono nascere anche da luoghi piccoli, quando a guidarle sono lavoro, coraggio, fede, visione e attenzione alle persone.

Andrea Giacomini ci tiene a sottilineare la grande emozione per la targa a fianco della madre Maria Adua ed alla figlia Celeste Maria Alberta nonchè un ringraziamento  anche a Mauro , Roberto e Gino Giacomini gli attuali proprietari che hanno concesso l’affissione della targa.

Presenti tra gli altri Daniele Barbone AD di Novara Acque VCO e Gianni Debernardi presidente del Contratto di Lago e del Ecomuseo, nonchè numerosi messaggi di vicinanza tra cui quelli del Questore di Novara Fabrizio LaVigna, dell Sindaco di Novara Alessandro Canelli, dell'Assessore Regionale Matteo Marnati e del presidente di H2IT Alberto Dossi

rg

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