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Sanità | 22 maggio 2026, 09:45

“Non aderiamo alla manifestazione, la sanità si cambia ai tavoli istituzionali”

Il segretario generale Cisl Piemonte Luca Caretti prende le distanze dall’iniziativa di sabato 23 maggio a Torino: “I problemi del sistema sanitario sono gravi, ma vanno affrontati con il confronto con le istituzioni e non con la protesta in piazza”

“Non aderiamo alla manifestazione, la sanità si cambia ai tavoli istituzionali”

La Cisl Piemonte non parteciperà alla manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica in programma sabato 23 maggio a Torino. A spiegarne le ragioni è il segretario generale regionale Luca Caretti, che interviene con una presa di posizione netta sull’iniziativa promossa dal Comitato per il diritto alla tutela della salute pubblica e alle cure, con il coinvolgimento della Cgil.

Sabato non saremo in piazza perché non condividiamo la natura e lo spirito della manifestazione – afferma Caretti –. Quando una sigla sindacale come la Cgil decide di procedere per conto proprio, costruendo una piattaforma che somiglia più a un progetto politico che a una vertenza sindacale, la Cisl non può e non vuole farne parte”.

Una distanza che non riguarda però il merito delle criticità del sistema sanitario regionale, che il sindacato riconosce come gravi e strutturali. “I problemi della sanità piemontese sono reali – sottolinea Caretti –: liste d’attesa inaccettabili, case di comunità sottofinanziate e un modello ospedalocentrico che non regge più. Ma non si risolvono in piazza: si affrontano al tavolo con le istituzioni, attraverso il confronto, come stiamo già facendo”.

Nel suo intervento, il segretario generale della Cisl Piemonte invita anche a una riflessione sul metodo scelto dalla Cgil, chiedendo chiarimenti sul percorso intrapreso: “Chiediamo perché si sia preferito un percorso di questo tipo invece di costruire un fronte comune nell’alveo della confederalità”.

Secondo Caretti, la questione sanitaria non può essere separata dal contesto economico generale della regione. “Non bastano risorse aggiuntive per tappare i buchi – osserva –: serve riformare l’intero sistema sanitario regionale. E soprattutto bisogna far tornare a crescere il Piemonte, perché senza sviluppo economico nessun sistema sanitario sarà sostenibile”.

comunicato stampa a.f.

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