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Cultura e spettacoli | 16 ottobre 2021, 18:30

Un tuffo nel passato nelle stanze del Museo civico di Oleggio

Nel novarese un giovane ha ricostruito la storia del primo Novecento in Piemonte, Vco compreso

Un tuffo nel passato nelle stanze del Museo civico di Oleggio

Mobili, accessori originali, negozi, scuole, ambienti del primo Novecento e molto altro ancora. E’ quanto si può trovare nelle stanze del Museo civico di Oleggio (foto) che, data la notorietà ormai raggiunta in tutto il Paese, è finito di recente sulle pagine del Venerdì, il settimanale del quotidiano “La Repubblica”.

 Jacopo Colombo, 37 anni, è il curatore di questo “museo di provincia”, come lui stesso lo definisce, e dove i visitatori, grazie alle varie donazioni e ricerche condotte sul territorio, possono davvero fare un tuffo nel passato. E nel cuore, viste le emozioni che si possono provare. “Senza presidi culturali come questo - ha raccontato Colombo al Venerdì - posti come questo (Oleggio: ndr) diventano paesi dormitorio”.

Ecco allora l’idea di raccogliere testimonianze che altrimenti sarebbero probabilmente andate perse per sempre, a discapito delle nuove generazioni. Ad aiutare Colombo una squadra composta da 50 volontari, dai 16 agli 80 anni. In questo museo inaspettato, “perché qui ogni passo ti porta a qualcosa che non immaginavi”, ci si può trovare di tutto. I primi disegni di Dario Fo, per esempio, che ad Oleggio aveva trascorso un periodo della sua infanzia, una sedia per l'elettroshock e lo spartito di ‘O Sole mio, scritto in onore dell’oleggese Angela Maria Vignati-Mazza. E ancora: collezioni di cappelli, la macelleria e la modisteria locali e cimeli a non finire.

E nelle stanze museali, data la contiguità territoriale, non possono naturalmente mancare riferimenti storici e culturali che riguardano la vicina provincia del Verbano Cusio Ossola. “Sul tavolo ovale del signor Ferrario c’è un altro pezzo del museo, un servizio ottagonale per tè e caffè disegnato da Carlo Alessi nei primi anni Trenta e donato dalla signora Daniela Carraroli, che si è premurata di scrivere su di un cartoncino: “appartenuto ai coniugi Lorenzo e Clara Carraroli, trasferitisi ad Omegna dal Veneto il 29-12—1934 (giorno delle loro nozze)”.


Redazione

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