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Attualita' | 25 ottobre 2020, 12:00

Don Gilio, il saluto del Sindaco di Trecate allo storico arciprete

“Lui non era già più fisicamente tra noi da anni, ma era come se la sua forza e la sua carica umana fossero riuscite ad abbattere tempo e spazio”

Don Gilio, il saluto del Sindaco di Trecate allo storico arciprete

“Assenza più acuta presenza”: le parole di una poesia di Attilio Bertolucci riassumono quello che è stato e che continua a essere il rapporto di don Gilio con la sua Trecate.

Personalmente, dall’infanzia alla maturità, non ho un ricordo forte della vita della nostra città senza la figura di don Gilio.

Lui c’è sempre stato, e non solo perché è stato parroco della nostra comunità per quarant’anni. Lui c’era davvero. In primo luogo per quanto riguarda la stretta vita parrocchiale, nell’ambito della quale ha tenuto per mano generazioni di trecatesi, giovani e adulti, nel loro percorso di fede e nella loro crescita cristiana.

Don Gilio, perfetto interprete del suo ruolo e della sua competenza, sapeva però “esserci” nella vita sociale del paese quando ciò era doveroso e necessario. Mai ingerente, ma sempre “presente”.

Il suo essere “presente” non era solo il coraggio di prendere una posizione, anche impopolare, tuonando dal pulpito, perché – come sappiamo – il piglio deciso non gli è mai mancato.

Il suo essere “presente” non era solo sostenere chiunque, con carità, in un momento di bisogno, di difficoltà e di scoramento. Quante famiglie - me lo ricordo bene - sono state accompagnate e prese per mano nei momenti di dolore: lui era sempre tra i primi ad accorrere per portare conforto.

Il suo essere “presente” non era solo promuovere iniziative che non fossero intrattenimento estemporaneo, ma occasioni di vera e propria crescita culturale per la città, diventando quindi parte della storia e della tradizione locale.

Il suo essere “presente” era anche avvicinare e mediare nelle difficoltà, era collaborare e creare confronto costruttivo per il bene della comunità. Un ruolo civile, dunque, oltre che religioso, proprio dei grandi pastori. Chi non ricorda quanto ha fatto per tutti noi quando esplose, nel 1994, il TR24? Mai come in quell’occasione è stato uno di noi, in prima linea.

Proprio pensando a tanti episodi della vita di ciascuno si comprende che anche se Don Gilio aveva lasciato Trecate, non lo aveva mai fatto veramente, perché certi rapporti, proprio come certi nodi, non possono essere sciolti.

Il fatto che questa città fosse casa sua e fosse non dentro ma una parte del suo cuore, l’ho toccato con mano quando, nel 2018, mi sono recato a trovarlo a Gravellona per comunicargli il nostro desiderio di conferirgli la cittadinanza onoraria per esprimergli affetto e gratitudine per quanto aveva fatto in quarant’anni.

Lucidissimo e desideroso di comprendere il senso di questo gesto, anche in quell’occasione, com’era solito fare quando qualcuno gli faceva un elogio, si era schermito, ma l’ho anche visto commosso e felice.

Sicuramente, in quel momento, anche lui aveva avuto la certezza e la gioia per un nodo che non si era mai minimamente allentato e che tempo e affetto avevano anzi rinsaldato.

Il ricordo mio e dell’Amministrazione comunale, il nostro affetto non si limiteranno a essere solo quello della cittadinanza o che sto tracciando attraverso queste poche parole: è infatti nostra intenzione promuovere una particolare iniziativa che possa diventare un momento di riferimento annuale in memoria di don Gilio.

Venerdì sera, quando ho avuto la notizia della sua scomparsa da un comune amico, non mi è sembrato possibile. Perché lui non era già più fisicamente tra noi da anni, ma era come se la sua forza e la sua carica umana fossero riuscite ad abbattere tempo e spazio.

Questa è la stessa sensazione che sto provando anche ora e che credo sia comune a molti di noi. “Assenza più acuta presenza”: don Gilio, di fatto, non se n’è andato. Non se ne andrà mai.

C.S.

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