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Ultim'ora | 07 luglio 2026, 19:38

Milano ferma i rider nelle ore roventi: "Ma noi restiamo senza reddito"

Milano ferma i rider nelle ore roventi: "Ma noi restiamo senza reddito"

(Adnkronos) -

Prima la sicurezza, ma senza dimenticare il salario. L’ordinanza del Comune di Milano che introduce lo stop all’assegnazione delle consegne ai rider nelle ore più critiche delle giornate di caldo estremo — dalle 12.30 alle 16 — apre un confronto sul difficile equilibrio tra tutela della salute e sostenibilità economica per migliaia di lavoratori della consegna a domicilio. Il provvedimento nasce dall’esigenza di proteggere chi lavora in strada, spesso in bicicletta o in scooter, esposto per ore a temperature elevate, asfalto rovente e condizioni climatiche sempre più difficili. Una scelta che i sindacati considerano un passo importante, ma che porta con sé un nodo ancora irrisolto: cosa succede al reddito dei rider quando il lavoro viene sospeso? 

“Il diritto alla salute va tutelato, ma va coniugato con il diritto a continuare a lavorare”, sottolinea all'AdnKronos Manuel Giovanati, segretario generale di Felsa Cisl Lombardia. Per il sindacalista la preoccupazione dei lavoratori è immediata: “La risposta più immediata del rider è: non posso lavorare”. Il timore è quello di perdere proprio una fascia oraria che, soprattutto nei giorni di caldo intenso, può rappresentare una delle più redditizie. Un paradosso evidenziato dallo stesso Giovanati: proprio quando le temperature spingono molte persone a restare in casa e ordinare a domicilio, per i rider aumenta spesso il volume delle consegne. “Sono giornate che per loro rappresentano un fatturato importante”, spiega, ribadendo però che la protezione della salute deve restare una priorità. 

La Felsa Cisl chiede quindi un confronto con il Comune di Milano per individuare soluzioni che evitino di lasciare i lavoratori soli di fronte alla perdita economica. “Non ho ricevuto alcuna richiesta di consultazione. Chiederemo sicuramente un incontro con il Comune per ragionare insieme”, annuncia Giovanati. L’obiettivo è costruire strumenti di sostegno al reddito attraverso la contrattazione e il coinvolgimento delle istituzioni. 

 

 

Sulla stessa linea anche Andrea Bacchin di Nidil Cgil Milano, che individua proprio nella mancanza di una copertura economica il principale punto critico dell’ordinanza. “La debolezza è che non c’è una forma di protezione economica”, afferma all'AdnKronos. “Sostanzialmente i lavoratori in quei giorni non avranno accesso a una parte del reddito”. 

Il rischio riguarda soprattutto i rider privi di ammortizzatori sociali, per i quali una sospensione dell’attività si traduce direttamente in una riduzione della paga. “L’aspetto più drastico è che i lavoratori sacrificano una parte della loro retribuzione”, osserva Bacchin. Il rappresentante della Cgil riconosce comunque il valore politico della decisione del Comune, che ha scelto di intervenire su un tema spesso rimasto ai margini del dibattito pubblico. Tra gli elementi positivi cita la disponibilità di dispositivi di protezione individuale e acqua per i lavoratori. 

Ma il problema, sottolinea Bacchin, non riguarda soltanto le ore centrali della giornata. “Non c’è solo il caldo delle ore centrali: l’asfalto accumula calore durante tutta la giornata e continua a rilasciarlo anche quando non c’è più il sole”, spiega, richiamando l’attenzione sulle condizioni complessive di chi lavora all’aperto. 

Il confronto ora si sposta sul livello delle tutele. Secondo Nidil Cgil, il Comune può intervenire sulla sicurezza, ma la questione economica richiede un quadro più ampio, con strumenti nazionali e regionali capaci di proteggere i lavoratori anche quando eventi climatici estremi rendono impossibile lavorare. La sfida posta dall’estate sempre più calda è dunque anche sociale: proteggere chi consegna cibo e pacchi nelle città senza trasformare la tutela della salute in una penalizzazione per chi, spesso, vive di ogni singola consegna. (di Andrea Persili) 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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