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Attualità | 13 febbraio 2026, 10:26

Risò 2026 alla Bit, vetrina per il riso e opportunità anche per Novara

Il Festival Internazionale si conferma progetto di sistema per le Terre d’Acqua, con ricadute su tutto il territorio dell’Alto Piemonte

Risò 2026 alla Bit, vetrina per il riso e opportunità anche per Novara

Alla Bit, la Borsa Internazionale del Turismo, è stata presentata la seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, in programma a Vercelli nel 2026. Non solo un evento, ma un progetto strutturale che unisce agricoltura, innovazione, turismo, promozione territoriale e formazione.

Dopo il successo dello scorso anno, che ha portato a Vercelli buyer internazionali e otto ministri europei dei Paesi produttori di riso, Risò si conferma come piattaforma strategica capace di parlare ai mercati globali partendo da una radice profondamente identitaria: il paesaggio delle terre d’acqua.

Ad aprire la presentazione è stato Paolo Bongioanni, assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, che ha ribadito la dimensione internazionale e il valore sistemico dell’iniziativa:  Grazie all’impegno del presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino, di Ice e del Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, Risò è riuscito già dal primo anno ad avere un respiro internazionale. Si è aperto con una borsa commerciale con buyer da mezzo mondo e concluso con l’avvio di rapporti per portare ancora di più sui mercati internazionali l’eccellenza del riso piemontese.

Sono state giornate di convegni, dibattiti e analisi tecniche su come si deve coltivare oggi il riso a fronte delle varie pressioni di mercati e climatiche. A Vercelli si sono riuniti ben otto ministri europei per confrontare e coordinare le politiche sul riso. Oggi tutto cambia a velocità incredibile: i mercati, la pressione climatica e fitosanitaria che aggredisce colture ieri floride e oggi in crisi, come la Nocciola Tonda Gentile che in tre anni ha visto la produzione calare del 50%.

Non possiamo permetterci che succeda con nessun altro prodotto: dobbiamo lavorare sull’innovazione e ricerca anche quando i numeri vanno bene. Per questo, insieme alla seconda edizione di Risò, l’11 settembre prossimo inaugureremo una sede di Agrion a Vercelli. E per il segmento fondamentale della promozione possiamo contare su strumenti nuovi come i Distretti del cibo, che sono per l’agroalimentare quello che le Atl sono per il turismo e potranno contare su un nutrito bando.

Tre distretti in Piemonte sono coinvolti nel prodotto riso: li invito ad essere presenti a Risò 2026, che dopo un solo anno entra a pieno diritto nel panel dei “grandi eventi”, il palcoscenico di gemme che ha incominciato a dare molto al Piemonte e tanto darà in futuro”.Le parole dell’Assessore delineano con chiarezza la cornice: innovazione agricola, ricerca, tutela del prodotto e promozione integrata sono i pilastri su cui costruire il futuro del comparto risicolo piemontese. Una strategia che guarda insieme alla competitività internazionale e alla salvaguardia delle eccellenze locali, rafforzando la filiera in ogni sua fase, dalla produzione alla trasformazione.

Un approccio sistemico che mette in reteistituzioni, imprese e territorio per affrontare le sfide climatiche e di mercato con strumenti strutturali e visione di lungo periodo.A rafforzare questa visione è intervenuta Natalia Bobba, Presidente dell’Ente Nazionale Risi, che ha evidenziato il contesto di trasformazione dei mercati e la necessità di strumenti di tutela e valorizzazione: “Siamo in un momento in cui ci cambiano i mercati a una velocità incredibile. Per Ente Nazionale Risi è sicuramente una gioia aver partecipato alla prima edizione di Risò, e siamo ancor più contenti di essere presenti con la seconda edizione. Il riso è un alimento ed un cereale d'eccellenza sia a livello nazionale ma anche a livello piemontese perché la regione Piemonte è la prima regione produttrice di riso con circa 117.000 ettari, quindi una realtà veramente importante. Cosa faremo e cosa accadrà nell'edizione del 2026? Abbiamo in mente di realizzare una sala immersiva dove i visitatori potranno entrare con i loro piedi senza stivali, in una risaia. Poi rimangono gli oculus, come lo scorso anno e una parte didattica, per far comprendere che il riso viene lavorato attraverso un processo meccanico e non chimico”.

Accanto alla dimensione produttiva, la seconda edizione rafforza in modo deciso la vocazione turistica e territoriale.Davide Gilardino, Presidente della Provincia di Vercelli, ha sottolineato il valore identitario del legame tra acqua e riso, ricordando come il Canale Cavour – che nel 2026 celebrerà i 160 anni dall’apertura delle grandi paratoie – abbia trasformato il territorio nel più importante distretto risicolo europeo.

“Non c’è niente di più forte del legame tra terra e prodotto. Noi siamo terre d’acqua: un territorio plasmato dall’ingegno dell’uomo e dall’apertura del Canale Cavour, che ha collegato Torino a Milano creando una vera autostrada dell’acqua. Risò nasce da qui: dalla nostra storia, dalle nostre risaie, dalle nostre grange. In questa seconda edizione ci sarà esposizione, degustazione, vendita, momenti di convegno, di approfondimento e di confronto su quelle che sono le problematiche, le prospettive, i punti di forza della risicoltura, tenendo presente che una tradizione antica”.

Una responsabilità che Roberto Scheda,sindaco di Vercelli, ha sintetizzato con parole nette: “La seconda edizione dovrà essere all’altezza di Vercelli, della sua storia agricola, della sua competenza scientifica, della sua capacità di tenere insieme tradizione e futuro senza fare confusione. Sarà, ancora una volta, il racconto serio e accessibile di ciò che il riso è stato, è e può diventare. Un Festival che parla al mondo partendo da casa nostra. Perché Vercelli, quando fa bene il suo mestiere, non ha bisogno di alzare la voce: le basta continuare a seminare. E attendere, con fiducia, il raccolto”.Il Festival vuole diventare anche un progetto di futuro, “capace di attrarre visitatori ogni fine settimana, – come spiegato da Gilardino – a scoprire le nostre grange, i nostri castelli, tutti uniti da quel filo comune che è il riso e l'acqua attraverso tour lungo i Borghi delle Vie d’Acqua e un racconto che unisce paesaggio, cultura produttiva e identità”.

In quest’ottica, nei prossimi mesi, in avvicinamento dell’evento, partiranno nuovi percorsi turistici con partenze da Torino e Milano, in collaborazione con i tour operator piemontesi, generando flussi costanti e contribuendo alla destagionalizzazione.Determinante, in questo percorso, il ruolo della promozione turistica territoriale. Raffaella Afferni, presidente Atl – Terre dell’Alto Piemonte, e Massimo Maio, Consigliere territoriale del Vercellese, hanno ribadito il valore del festival come strumento di valorizzazione internazionale del territorio: “Dopo il successo del primo Festival Internazionale del Riso, Atl – Terre dell’Alto Piemonte è felice di poter sostenere e collaborare nuovamente a questa seconda edizione, sempre con l’obiettivo principale di promuovere nel miglior modo possibile il territorio vercellese e la sua tradizione risicola. Vercelli e le Terre del Riso sono un grande patrimonio da valorizzare a livello internazionale, e grazie a questo Festival sarà possibile per moltissime persone conoscerne i valori, le ricchezze culturali, artistiche e naturalistiche, attraverso iniziative volte proprio alla scoperta dell’autenticità di questo ricco territorio”.

La prima edizione ha dimostrato concretamente come questa strategia possa tradursi in risultati misurabili: aumento delle presenze, visibilità mediatica nazionale e internazionale, coinvolgimento della filiera locale, ricadute per strutture ricettive, ristorazione e commercio. Ma accanto all’impatto economico, Risò ha generato anche un significativo impatto culturale, contribuendo a ridefinire la percezione di Vercelli come destinazione capace di coniugare agricoltura, paesaggio, innovazione e contemporaneità.

È proprio questo intreccio tra promozione, identità e sviluppo che ha reso l’evento oggetto di analisi accademica. Carlotta Cassani, studentessa dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (Upo) – confermato tra i partner anche per il 2026 –, ha scelto infatti il Festival Internazionale del Riso come case study della sua tesi sul turismo gastronomico e il digital marketing, evidenziando come la prima edizione abbia rappresentato un esempio concreto di promozione territoriale integrata, capace di coniugare comunicazione digitale, identità locale e attrattività turistica, trasformando un prodotto agricolo in esperienza culturale e leva economica per il territorio.

La presentazione alla BIT conferma dunque Risò come progetto di sistema: agricoltura, istituzioni, Atl, operatori economici, consorzi irrigui, scuole e università lavorano insieme per costruire un racconto coerente e competitivo delle Terre del Riso. Non solo festival, ma piattaforma permanente di promozione territoriale. Perché a Vercelli il riso non è soltanto un prodotto, ma è paesaggio, storia, innovazione. Ed è sempre più destinazione.

comunicato stampa a.f.

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