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Attualità | 05 dicembre 2022, 17:40

Parità di genere: quando la discriminazione non fa notizia, ma si nasconde già nei titoli di giornale

Report sulla condizione dell’informazione locale piemontese, realizzato dall'Osservatorio Regionale Antidiscriminazioni

Parità di genere: quando la discriminazione non fa notizia, ma si nasconde già nei titoli di giornale

"Gli stereotipi sono tanti, soprattutto nei titoli dei giornali. Ad esempio quando si scrive "Da mamma riesce a fare" oppure "Nonostante sia disabile, fa..".  Sono stati presentati questa mattina i risultati di un Report sulla condizione dell’informazione locale piemontese, realizzato dall'Osservatorio Regionale Antidiscriminazioni. Un team di lavoro - nato nel gennaio 2022, grazie ad un accordo di UniTo e la Regione, su iniziativa di GiULiA Giornaliste del Piemonte - che in questi mesi ha concentrato la sua attenzione sui temi delle pari opportunità, specificatamente sulle questioni di genere e sulle disabilità. 

Analizzate quasi 10mila notizie 

La ricerca ha trattato nove mesi di informazione piemontese, toccando tutte le province nel periodo dal 1 luglio 2021 al 31 marzo 2022. Ben 9.952 le notizie analizzate, tra articoli e servizi, 7.526 sul genere e 2.426 sulla disabilità. Dalla ricerca emerge che la dimensione territoriale delle notizie è prevalentemente iperlocale (79%), mentre il 14 % affronta tematiche di respiro nazionale ed extra-regionale e solo il 7% si concentra sull’ambito territoriale regionale. L'analisi è arricchita da una serie di interviste realizzate con alcuni protagonisti dell’informazione locale, tra cui la direttrice del nostro gruppo editoriale More News Barbara Pasqua

Tanti Piemonti

L’elemento della dimensione iperlocale si riflette anche su come i media del territorio trattano le notizie, con focus differenti. Tanto da poter arrivare a identificare l’esistenza di “tanti Piemonti” dal punto di vista giornalistico. Il Verbano Cusio Ossola (83%) e Biella (79%) risultano essere le province più attente al genere, mentre Novara (29%) e Cuneo (27%) sono quelle che più si dedicano alla disabilità. Inoltre, Alessandria, Cuneo e Torino sono le province con maggiore capacità di affrontare i temi delle pari opportunità.

Ci sono poi realtà di giornali locali che descrivono bene le pluralità dei territori e delle loro tradizioni giornalistiche: ad esempio, nella provincia di Cuneo la forte componente dell’associazionismo cattolico riflette una cultura locale molto orientata alla solidarietà sociale. Alessandria, Biella e Novara si presentano invece come realtà più laiche che si occupano maggiormente delle iniziative istituzionali locali.

I contenuti

Tra gli aspetti analizzati dal Report, anche il formato della notizia, da cui emerge la prevalenza di articoli di cronaca, brevi e i trafiletti (86,7%) mentre solo il 5,1% è un approfondimento. I principali topic attraverso cui vengono raccontate le pari opportunità sono l’ambito culturale e sportivo, quest’ultimo utilizzato anche per raccontare la disabilità come mezzo di l’inclusione sociale. È rilevante segnalare che molte di queste notizie sono state date nell’ambito del PNRR.

A differenza delle aspettative iniziali, poco rilevante si è dimostrato il volume di notizie di cronaca nera (solo il 4,5% del campione analizzato). Era attesa anche una maggior presenza di notizie legate alla violenza di genere, eppure questa dimensione è stata del tutto residuale (5,3%), ancor di più la violenza subìta o perpetrata da persone disabili (1,9%) praticamente assente nel corpus delle notizie.

Linguaggio e discriminazione

Per quanto riguarda il linguaggio, sono emersi degli errori tipici del linguaggio giornalistico rispetto ai soggetti riportati nella notizia. In particolare, parlando di persone con disabilità si tende ancora a rappresentarle come “ragazzi speciali” (sono state notiziate soprattutto persone di sesso maschile), oppure ricorre l’utilizzo del solo nome per fare riferimento a una donna protagonista della notizia. 

Nel complesso risulta invece corretto l’utilizzo della declinazione al femminile (nel 72,6% dei casi analizzati) nelle notizie al cui centro ci sono soggetti potenziali bersaglio di discriminazione. Ma se si esamina il rapporto tra genere della persona protagonista e correttezza grammaticale il dato conferma una certa resistenza del sistema della notizia: le donne ancora troppo spesso (30,2%) vengono chiamate con titoli al maschile.

"In ambito giornalistico - spiega Sara Iacomussi, iscritta GiULiA - è emerso come ci siano stati dei passi in avanti con l'elezione di Appendino: quando è stata eletta c'erano delle resistenze ad usare il termine sindaca, mentre ora è di uso comune".

Cinzia Gatti

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