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Politica | 17 settembre 2019, 10:08

È piombata come un meteorite sul Partito Democratico novarese la notizia che aleggiava da mesi: Matteo Renzi ha rotto gli indugi e ha deciso di uscire dal partito per formare nuovi gruppi parlamentari.

È piombata come un meteorite sul Partito Democratico novarese la notizia che aleggiava da mesi: Matteo Renzi ha rotto gli indugi e ha deciso di uscire dal partito per formare nuovi gruppi parlamentari.

È piombata come un meteorite sul Partito Democratico novarese la notizia che aleggiava da mesi: Matteo Renzi ha rotto gli indugi e ha deciso di uscire dal partito per formare nuovi gruppi parlamentari.

La scissione arriva proprio mentre il Pd novarese stava avviando la macchina congressuale per eleggere il nuovo segretario che prenderà il posto di Sergio De Stasio.

Già fissata – lo ha fato la direzione regionale domenica scorsa - la “road map”: al più tardi il 27 ottobre prossimo il Partito Democratico avrà un nuovo segretario.

Ma è chiaro che l’esplosione della bomba-Renzi cambierà lo scenario. I renziani sono stati per alcuni anni maggioranza assoluta nel partito. Per la verità da tempo il vecchio raggruppamento si è suddiviso in diversi rivoli, spesso anche litigiosi e contrapposti. Non è facile quindi capire chi lascerà e chi resterà.

Al momento l’unico che ha più volte e pubblicamente annunciato la volontà di seguire l’ex premier è Andrea Ballarè, già sindaco di Novara e già “enfant prodige” renziano del Piemonte, poi un po’ abbandonato per strada dal senatore di Rignano.

Potrebbe seguire Renzi – ma sicuramente per una strada diversa da quella di Ballarè da cui lo divide un risentimento molto radicato e profondo - anche Giuseppe Genoni, unico rappresentante novarese in direzione nazionale, alfiere della mozione congressuale “turborenziana” di Roberto Giachetti.

Non seguirà Renzi invece il capogruppo dem a Palazzo Cabrino, Rossano Pirovano che da tempo ha aderito alla nuova corrente di Base Riformista, che raggruppa proprio gli ex renziani contrari alla scissione.

Difficile andate oltre nei pronostici. Tutto da capire quanto si scompagineranno le carte proprio i vista del congresso. La complessa macchina prevede comunque come primo passaggio la nomina della commissione per il congresso, organismo di garanzia, che dovrà essere costituita entro il 19 settembre, cioè giovedì. Entro il 27 settembre dovranno essere presentate le candidature a segretario accompagnate da una lista di candidati all’assemblea provinciale.

Il voto nei circoli dovrà avvenire tra il 3 e il 23 ottobre. Se uno dei candidati raggiungerà il 50% più uno dei voti, sarà automaticamente eletto. In caso contrario il segretario sarà eletto dai delegati nell’assemblea provinciale, già fissata per il 27 ottobre.

Fin qui i tecnicismi regolamentari. Sul piano politico, tutto è in evoluzione.  Al momento l’unica candidatura formalizzata resta quella di Ilaria Cornalba, coordinatrice del circolo di Cerano, già capolista a sostegno di Monica Canalis al congresso regionale e soprattutto attivissima nella mozione Giachetti nel congresso nazionale. Cornalba ha lasciato capire che non intende andare via. Ma è chiaro che molto dipenderà da cosa accadrà intorno a lei.  In queste settimane anche altri si stanno mettendo in movimento. Mentre si susseguono conciliaboli e caminetti, i tempi ornai stringono. Entro una settimana, tutti sulla linea di partenza. Renzi o non Renzi…

ECV

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