(Adnkronos) - "Lo studio di fase 3 (Himalaya) ha testato" il regime Stride, cioè " la combinazione di immunoterapia con una singola dose priming di tremelimumab associata a durvalumab (un anti-Pd-L1), rispetto a sorafenib, che rappresentava lo standard di cura. Lo studio è risultato positivo: il regime Stride è oggi un'opzione standard di terapia di prima linea per i pazienti con epatocarcinoma avanzato non resecabile. I risultati di sopravvivenza a 5 anni", con il 20% dei pazienti ancora vivo, "rappresentano un elemento del tutto nuovo e mai osservato prima nell'epatocarcinoma avanzato". Così Lorenza Rimassa, professoressa di Oncologia medica, Humanitas University e responsabile Uo di Oncologia epatobiliopancreatica, Irccs Istituto clinico Humanitas, Rozzano (Mi), intervenendo al media tutorial sulle nuove frontiere del trattamento del tumore del fegato, organizzato a Milano da AstraZeneca.














