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Ultim'ora | 26 settembre 2026, 13:11

Berlusconi, il racconto di Albertini: "Gli proposi di fare il sindaco di Milano, anche Montanelli lo vedeva bene"

Berlusconi, il racconto di Albertini: "Gli proposi di fare il sindaco di Milano, anche Montanelli lo vedeva bene"

(Adnkronos) - "Quando Berlusconi insisteva perché mi candidassi a sindaco di Milano, dopo avergli detto di no quattro volte, durante una telefonata gli proposi io di fare il sindaco". È il ricordo che Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, consegna all'Adnkronos in occasione dei 90 anni che avrebbe compiuto Silvio Berlusconi. "Mi sarebbe piaciuto, e lo avrebbe fatto magnificamente, era anche l'idea di Montanelli: il giornalista diceva che Berlusconi aveva la personalità adatta, sarebbe stato un grande realizzatore, un gestore imprenditoriale: insomma aveva il physique du rôle". E lui? "Rispose di no, doveva continuare a fare il parlamentare e aveva in mente di tornare al governo". 

Poi il ricordo di un legame ancora più personale con Milano: "Per molti anni la famiglia Berlusconi ha abitato in un appartamento di viale Zara, in un edificio costruito dal nonno di mia moglie, Peppino Vismara". "Quando conobbi Berlusconi parlammo di questa curiosa coincidenza: quella era stata la prima casa di proprietà della sua famiglia". 

"Mio suocero e Luigi Berlusconi, il papà di Silvio, erano le due personalità di riferimento del condominio", racconta Albertini. "E Paolo Berlusconi aveva avuto un certo interesse per Giovanna, mia moglie, che all'epoca era una ragazzina e le dava lezioni di matematica. Non ci fu niente, ma c'era stato un filarino potenziale". E proprio quella casa è al centro di un altro ricordo: "Una domenica il cardinale Montini, che allora era arcivescovo di Milano e sarebbe diventato Paolo VI, venne ospite a casa del nonno di mia moglie. Tutta la famiglia era riunita e benedisse la città dalla terrazza. Credo che in quel momento i Berlusconi abitassero ancora lì. Chissà se lo ricordano". 

Quanto alla candidatura del 1997, Albertini ricorda il lungo corteggiamento di Berlusconi. "Mi mandò a cercare attraverso Cesare Romiti e Fedele Confalonieri, che mi conoscevano e mi raccomandarono a lui. Cercava un imprenditore per contrapporlo all'imprenditore candidato dalla sinistra". Albertini, allora presidente di Federmeccanica, gli disse no anche con un fax. "Gli scrissi che mi ritenevo inadeguato: ero un imprenditore, un uomo delle cose, e la politica era un'altra situazione". 

Poi la telefonata che cambiò tutto. Berlusconi, racconta Albertini, gli spiegò che proprio la sua esperienza imprenditoriale lo rendeva adatto a guidare Milano. "Mi disse che il Comune era una grande impresa di servizi e che io potevo portare nella pubblica amministrazione la capacità gestionale di un imprenditore". 

Infine la metafora dell'uomo ferito sulla strada: "Mi disse: lei ha un'agenda piena, ma se trova un uomo agonizzante non può tirare dritto. Si ferma, perché non può ignorare un essere umano che soffre. Ecco, Milano era quell'uomo che aveva bisogno del suo aiuto". "Gli dissi: presidente, lei è un gigante e io sono un Albertini qualsiasi, e lei mi sta implorando di candidarmi a fare il sindaco di Milano. Gli dissi di sì, tanto non sarei stato eletto". Berlusconi, racconta Albertini, non lo lasciò finire: "Benissimo, lei è anche una persona umile oltre che certamente capace di amministrare, sarà un grande sindaco". 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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