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Attualità | 20 luglio 2026, 10:04

Trecate ricorda la strage di via D'Amelio: "La legalità si costruisce ogni giorno con i fatti"

Nel 34° anniversario dell'attentato in cui morirono Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, la nuova amministrazione comunale ribadisce il proprio impegno contro le mafie: "Oggi si infiltrano nell'economia e negli appalti. Dove lo Stato arriva per primo, la criminalità non trova spazio"

Trecate ricorda la strage di via D'Amelio: "La legalità si costruisce ogni giorno con i fatti"

Un momento di memoria, ma soprattutto un impegno per il futuro. Il Comune di Trecate ha commemorato il 34° anniversario della strage di via D'Amelio, rendendo omaggio al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, uccisi nell'attentato mafioso del 19 luglio 1992.

La cerimonia si è svolta nel piazzale dedicato a Emanuela Loi, la giovane agente della Polizia di Stato caduta nell'attentato, e ha rappresentato uno dei primi appuntamenti istituzionali della nuova amministrazione comunale, che ha voluto ribadire il proprio impegno sul fronte della legalità e della trasparenza amministrativa.

«Essere qui oggi ci impone una regola precisa: la verità delle parole e la concretezza dei fatti», ha dichiarato il vicesindaco Filippo Sansottera, sottolineando come il ricordo delle vittime non debba trasformarsi in una semplice ricorrenza celebrativa. «Trovarci in un luogo intitolato a una ragazza che ha sacrificato la propria vita per lo Stato a soli ventiquattro anni ci ricorda che le commemorazioni non devono mai scivolare nel ricordo consolatorio».

Per l'amministrazione comunale, la memoria deve tradursi in una presenza concreta delle istituzioni sul territorio, capace di rafforzare la fiducia dei cittadini e di contrastare ogni forma di criminalità organizzata.

Un concetto ripreso anche dall'assessore al Bilancio e alla Legalità Luca Galuppini, che ha richiamato l'evoluzione delle mafie negli ultimi decenni. «La memoria non è un cuscino su cui riposare, ma una ferita che deve tenerci svegli. Oggi le mafie non hanno quasi più bisogno del tritolo: vestono in giacca e cravatta, si muovono nei circuiti finanziari e cercano spazio negli appalti e nelle zone grigie dell'economia».

Nel suo intervento Galuppini ha ricordato anche come il fenomeno mafioso non sia distante dal territorio novarese. Le vicende emerse dal processo Hydra e le indagini sulle infiltrazioni criminali nell'Ovest Ticino dimostrano infatti che la minaccia riguarda da vicino anche il Nord Italia e richiede un'attenzione costante da parte delle istituzioni.

«Dove lo Stato arriva per primo, la mafia muore», ha concluso l'assessore. «Paolo Borsellino ed Emanuela Loi non erano supereroi, ma persone normali che hanno scelto di fare il proprio dovere fino all'ultimo. Il tempo che è stato loro rubato in via D'Amelio non è andato perduto: è stato consegnato a tutti noi. Sta a ciascuno di noi continuare a utilizzarlo attraverso il buon governo, la responsabilità e l'impegno quotidiano».

La commemorazione si è così trasformata in un momento di riflessione sul valore della memoria e sul ruolo delle istituzioni nel difendere legalità, trasparenza e partecipazione civica, riaffermando che il contrasto alla criminalità organizzata passa anche dalle scelte amministrative di ogni giorno.

Redazione

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