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Attualità | 17 luglio 2026, 15:35

Radici Chimica, annunciati 140 esuberi nello stabilimento di Novara: sindacati in stato di agitazione

L'azienda comunica un piano di riduzione del personale che coinvolge quasi la metà dei dipendenti del sito novarese. I sindacati chiedono la cassa integrazione straordinaria e avviano il confronto con la proprietà

Radici Chimica, annunciati 140 esuberi nello stabilimento di Novara: sindacati in stato di agitazione

Si apre una fase di forte incertezza per Radici Chimica di Novara. L'azienda ha annunciato un piano che prevede 140 licenziamenti per esubero sui 290 dipendenti attualmente impiegati nello stabilimento novarese. Una decisione che ha portato le organizzazioni sindacali a proclamare immediatamente lo stato di agitazione, dopo la comunicazione ricevuta dai lavoratori lo scorso 15 luglio.

La notizia ha suscitato forte preoccupazione tra i dipendenti e le rappresentanze sindacali. «Non pensavamo a una situazione di questa portata, con la chiusura di tanti reparti. Quello maggiormente in sofferenza contava circa 80 dipendenti, un numero importante, ma non immaginavamo che si arrivasse a quasi la metà dell'intero organico. È stata una comunicazione che ci ha sconvolto», ha dichiarato Cristian Bertuletti, segretario della Filctem Cgil.

La società, acquisita per il comparto chimico dal fondo statunitense Lone Star Funds, avrebbe previsto anche il possibile coinvolgimento di quattro lavoratori dello stabilimento di Bergamo, anche se il piano riguarda principalmente il sito produttivo di Novara.

In questo caso l'azienda non ha avviato la tradizionale procedura prevista per i licenziamenti collettivi, ma ha fatto ricorso alla normativa introdotta dalla legge del 30 dicembre 2021 contro le delocalizzazioni, applicabile alle imprese con almeno 250 dipendenti.

La normativa impone all'azienda di illustrare le motivazioni economiche, finanziarie e tecnico-organizzative che hanno portato alla decisione e apre un periodo di 90 giorni durante il quale le parti possono confrontarsi per individuare eventuali soluzioni alternative.

«La comunicazione ufficiale è arrivata tramite Confindustria. Ora abbiamo novanta giorni di tempo per valutare possibili accordi. Come organizzazioni sindacali chiederemo l'attivazione della cassa integrazione straordinaria, che riteniamo possa rappresentare uno strumento utile per affrontare questa fase», ha aggiunto Bertuletti.

Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra le Rsu, le organizzazioni sindacali e l'amministratore unico Rodolfi, primo confronto ufficiale dopo l'annuncio del piano.

Alla base della decisione vi sarebbero una contrazione strutturale del mercato e un forte calo dei volumi di venditache, secondo quanto emerso, avrebbero inciso pesantemente sui conti dell'azienda.

Nel sito produttivo di Novara il fatturato si sarebbe dimezzato nel triennio 2022-2025, uno scenario che avrebbe reso necessario, secondo l'azienda, un profondo piano di riorganizzazione.

La vertenza entra ora in una fase delicata, con sindacati e lavoratori impegnati a individuare strumenti che possano limitare l'impatto occupazionale e salvaguardare il futuro del sito produttivo novarese.

Redazione

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