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Sanità | 25 aprile 2026, 12:00

Riforma Schillaci dei medici di famiglia: nuove regole e polemiche, ma nel Vco e nel Novarese è già emergenza

Obblighi nelle Case di comunità e possibile svolta organizzativa. I sindacati protestano, mentre nei territori montani e periferici la carenza di medici è ormai critica

Riforma Schillaci dei medici di famiglia: nuove regole e polemiche, ma nel Vco e nel Novarese è già emergenza

La riforma dei medici di famiglia voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci accende il dibattito nazionale, tra innovazione organizzativa e forti critiche da parte dei professionisti. Ma mentre a Roma si discute di nuovi modelli, nel Verbano-Cusio-Ossola e nel Novarese la realtà è già quella di un’emergenza sanitaria avanzata, con sempre più cittadini senza medico di base.

Il provvedimento punta a trasformare profondamente il ruolo dei medici di medicina generale, inserendoli in modo più strutturato nelle Case di comunità, che diventeranno il fulcro dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr.
L’obiettivo è superare il modello del medico “isolato” e creare un sistema integrato, con lavoro in team, maggiore presenza sul territorio e servizi più accessibili per i cittadini.

Tra le novità principali, anche un possibile cambio del rapporto di lavoro: i medici potrebbero scegliere tra restare convenzionati o diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale, con orari più strutturati e attività distribuite tra studio e Case di comunità.
Inoltre, la riforma introduce nuovi obblighi organizzativi e una presenza più continuativa nelle strutture territoriali, con l’obiettivo di garantire assistenza più ampia e ridurre la pressione sugli ospedali.

Proprio su questi punti si concentra la protesta dei sindacati dei medici di famiglia, che denunciano il rischio di snaturare il rapporto fiduciario con i pazienti e di aggravare una professione già in forte difficoltà.

E qui si inserisce il nodo più critico per territori come il Vco e il Novarese. In queste aree, soprattutto nei piccoli comuni e nelle zone montane, la carenza di medici di base non è una prospettiva futura, ma una realtà già evidente: pensionamenti non sostituiti, ambulatori scoperti e cittadini costretti a spostarsi anche per servizi essenziali.

La riforma nasce anche per affrontare questa crisi strutturale, che lo stesso ministro ha riconosciuto come una delle principali criticità del sistema sanitario nazionale. Tuttavia, il rischio è che l’introduzione di nuovi obblighi senza un adeguato incremento di personale possa aggravare ulteriormente la situazione nei territori più fragili.

Le Case di comunità, pensate per offrire servizi di prossimità e alleggerire gli ospedali, rappresentano una grande opportunità.
Ma la loro efficacia dipenderà soprattutto dalla disponibilità di medici: una risorsa che, almeno nel Vco e nel Novarese, è già oggi insufficiente.

Il risultato è un sistema a due velocità: da un lato le riforme nazionali che puntano all’integrazione e alla modernizzazione, dall’altro territori che faticano a garantire persino la presenza minima di un medico di famiglia. E mentre il confronto politico e sindacale prosegue, per molti cittadini del Nord Piemonte il problema resta concreto e quotidiano: trovare un medico di base è sempre più difficile.

Redazione

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