Prodotto da Chora Media e promosso dal progetto Libere di volare, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Non morirò così è un podcast in cinque episodi che racconta la storia vera di Sofia, sopravvissuta a 35 anni di violenze da parte del marito, mostrando i meccanismi invisibili e le radici storiche e sociologiche del fenomeno, e intrecciando testimonianza e analisi con il contributo di esperti nazionali. Avviata anche la raccolta fondi a sostegno delle attività di aiuto e prevenzione.
marzo 2026 – Ha debuttato l’8 marzo sulle principali piattaforme di streaming (Spotify, Apple Podcast, YouTube Music, Amazon Music) “Non morirò così”, il podcast di giornalismo narrativo che affronta il tema della violenza domestica contro le donne in modo diretto, concreto, profondamente umano, partendo dalla storia e dalla voce diretta di una donna che l’ha vissuta per oltre 35 anni.
Prodotto da Chora Media, promosso dal progetto Libere di volare, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Non morirò così rompe la distanza tra il racconto e l’esperienza reale, narrando la violenza “con” una donna, seguendo passo dopo passo il suo punto di vista, la sua voce, i suoi silenzi. Nel panorama italiano, raramente un podcast su questo tema è stato costruito in modo così intimo, concreto e dettagliato, capace di restituire la complessità quotidiana della violenza domestica e dei suoi meccanismi invisibili: i segnali iniziali, la normalizzazione dell’abuso, la difficoltà di andarsene, il momento della rottura, il dopo. La storia individuale diventa così il punto di partenza per un’indagine più ampia che va oltre il singolo caso, grazie a una prospettiva storica e sociologica che consente di leggere la violenza domestica al di là delle singole notizie di cronaca, per comprenderne le dinamiche profonde, le radici culturali e i dispositivi sociali che la rendono possibile – e quindi riconoscerli e scardinarli.
La protagonista è Sofia (nome di fantasia), accolta nel 2022 in una struttura protetta in provincia di Novara dopo essere uscita da una relazione segnata da violenza psicologica, fisica, sessuale ed economica durata oltre tre decenni. La sua storia diventa il filo narrativo attraverso cui comprendere come la violenza si insinui lentamente, si normalizzi, isoli, e renda estremamente difficile la possibilità di andarsene.
«Sono disposta a raccontare per dire a chi, come me, ha sofferto che dentro ognuno di noi c’è sempre e comunque un guerriero, e a tutti che c’è sempre una seconda possibilità», racconta Sofia. Nata negli anni ‘70 in una famiglia come tante, Sofia è una ragazza tranquilla, ama leggere, sogna di lavorare con i bambini. A 18 anni conosce quello che diventerà suo marito: durante il fidanzamento emergono i primi campanelli d’allarme, che si intensificano dopo il matrimonio e con la nascita dei figli. Negli anni Sofia subisce violenze anche durante la gravidanza, rinuncia al lavoro, si vede restringere progressivamente la sua libertà. Il punto di rottura arriva nel 2022, dopo giorni di violenze gravissime culminate in un ricovero in ospedale con attivazione del codice rosa. Grazie al figlio maggiore, Sofia denuncia, entra in contatto con un centro antiviolenza e sceglie di non tornare più a casa. Inizia così un percorso di protezione, trasferimento e ricostruzione di sé. Oggi Sofia racconta la sua storia per dare coraggio ad altre donne e contribuire a spezzare il silenzio.
Il progetto editoriale si sviluppa in 5 episodi da circa 30 minuti, con un’uscita al giorno dall’8 al 12 marzo. Accanto alla testimonianza diretta di Sofia, il racconto si arricchisce di audio WhatsApp, registrazioni in presa diretta e interventi di esperti di livello nazionale: Paola Di Nicola Travaglini, giudice della Corte di Cassazione e consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio; Flaminia Saccà, docente di Sociologia dei fenomeni politici all’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’Osservatorio Step; Vittoria Doretti, ideatrice del codice rosa e responsabile della rete Codice Rosa della Regione Toscana; Francesca Garbarino, criminologa clinica e vicepresidente del Cipm - Centro Italiano per la Promozione della Mediazione; Mariangela Zanni, presidente del Centro Veneto Progetti Donna, ente gestore del numero nazionale antiviolenza 1522; Marco Cavina, docente di Storia del diritto medievale e moderno all’Università di Bologna, autore di Nozze di sangue; Romina Tavano, psicologa e operatrice antiviolenza; Ivan Piana, educatore professionale referente del Cuav (Centri per Uomini Autori o potenziali autori di Violenza) di Castelletto Ticino (Novara).
L’arco narrativo individuale di Sofia si intreccia così con quello più ampio dell’evoluzione culturale, giuridica e sociale del fenomeno in Italia: dalle prime leggi ai centri antiviolenza, dalla nascita del codice rosa ai percorsi per uomini autori di violenza.
La voce narrante e l’ideazione sono della giornalista Elisa Bertoli, che ha costruito con Sofia un rapporto di profonda confidenza e fiducia, elemento essenziale per rendere possibile un racconto così intimo e autentico: «Volevamo un racconto che non semplificasse. La violenza domestica non è fatta solo di episodi eclatanti, ma di anni di violenza anche subdola, controllo e solitudine. Partire dalla voce di Sofia significa restituire verità e complessità a un fenomeno che spesso viene semplificato, ridotto a retorica o cronaca nera. Il podcast è lo strumento ideale per farlo, soprattutto per raggiungere le giovani generazioni: “Non morirò così” è un invito ad ascoltare e conoscere davvero, senza scorciatoie, e a riconoscere i meccanismi della violenza, così come le sue radici».
Nonostante l’attenzione mediatica crescente, la violenza domestica continua a essere minimizzata o negata, anche dalle giovani generazioni. In realtà, ogni anno sono oltre 60mila le donne che contattano almeno una volta un centro antiviolenza in Italia. Numeri che raccontano solo una parte del fenomeno: il sommerso resta infatti difficile da quantificare.
Il podcast Non morirò così si inserisce all’interno del progetto di sensibilizzazione “Libere di volare”, promosso, proprio a partire dalla testimonianza di Sofia, dall’Associazione La Nuova Gerusalemme che da anni si occupa di accoglienza, supporto e prevenzione della violenza di genere. Avviato nel 2023, il progetto vede un lavoro strutturato di prevenzione, informazione e sensibilizzazione, attraverso eventi pubblici con interventi di esperte dei CAV (centri antiviolenza), operatori Cuav e di Sofia stessa, percorsi nelle scuole per prevenire il fenomeno della violenza tra i più giovani, la pubblicazione Le mie nuove ali con la testimonianza di Sofia in forma cartacea e ebook (scaricabile gratuitamente al link www.liberedivolare.it), e il monologo teatrale “Le farfalle hanno le gonne corte” realizzato in collaborazione con l’associazione teatrale milanese Quarto Bivio Lab. A oggi, il progetto ha coinvolto in presenza 1.722 studenti e oltre 1.000 persone.
In parallelo al podcast è stata attivata anche una campagna di raccolta fondi a sostegno delle attività di aiuto, prevenzione e sensibilizzazione sulla violenza domestica cui è possibile contribuire attraverso il sito www.liberedivolare.it.
Non morirò così è parte di questo percorso: un progetto che utilizza il racconto per rendere visibile ciò che spesso resta nascosto e per offrire strumenti di riconoscimento, consapevolezza e possibilità di uscita dalla violenza. Un invito ad ascoltare, capire e non voltarsi dall’altra parte.















