Il futuro di Casa Bossi si gioca tutto su un tavolo istituzionale. Da una parte il fondo immobiliare costituito per rilanciare il patrimonio cittadino, dall’altra la Soprintendenza, chiamata a esprimere i pareri decisivi su un bene vincolato. Nel mezzo, il grande palazzo ottocentesco progettato da Alessandro Antonelli: chiuso, fragile, in attesa.
Era il 5 novembre 2021 quando il Comune di Novara siglava l’ingresso nel fondo “Valorizzazione e Innovazione Piemonte” insieme a Ream Sgr e alle fondazioni bancarie Crt, Cariplo e Compagnia di San Paolo. Un’operazione complessiva da 32 milioni di euro, con 4,3 milioni conferiti dall’ente pubblico attraverso Casa Bossi e l’area dell’ex Macello. A distanza di quasi cinque anni, però, il cronoprogramma ha subito continui rallentamenti.
Se per l’ex Macello il cantiere sembra ormai imminente – manca solo l’ultimo via libera sul fronte antincendio – su Casa Bossi il nodo resta quello delle autorizzazioni della Soprintendenza. Il progetto, che prevede residenze temporanee ai piani superiori, uffici al piano nobile, spazi culturali e un’area ristorativa al piano terra, è fortemente condizionato dai vincoli di tutela e da un restauro di tipo conservativo.
Il sindaco Alessandro Canelli, intervenendo in commissione consiliare, ha spiegato che il dialogo con l’organo di tutela è stato complesso, anche a causa dell’avvicendamento di tre soprintendenti, ciascuno con un approccio differente. L’obiettivo immediato è ottenere almeno l’autorizzazione per la messa in sicurezza dell’edificio, oggi in condizioni conservative non ottimali. Un passaggio cruciale, anche perché l’immobile è parte integrante del fondo e deve produrre valore.
Sul fronte economico, per le opere di restauro è previsto un possibile contributo ministeriale fino al 40%. Tuttavia, senza il via libera definitivo, tutto resta sulla carta. E intanto i mesi passano: si era parlato di cantieri già nel 2022, poi entro il 2024, quindi nel 2025. Oggi le date non sono più indicate.
La sensazione è quella di un progetto che procede a due velocità. Da un lato le esigenze di tutela, legittime e necessarie; dall’altro l’urgenza di intervenire su un edificio che rischia di deteriorarsi ulteriormente. Quando i tempi si allungano e le interlocuzioni si complicano, la tutela può trasformarsi in stallo.
La questione, a questo punto, non è solo tecnica ma istituzionale. Se l’avvio dei lavori dipende dai pareri della Soprintendenza, spetta anche ai soggetti promotori – pubblici e privati – sollecitare un confronto stabile e tempi certi. Senza forzature, ma con determinazione.
Dopo decenni di dibattiti sul destino di Casa Bossi, il rischio è di ritrovarsi a intervenire su un edificio ancora più compromesso. E di trasformare un progetto di rinascita nell’ennesima occasione mancata.













