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Politica | 21 maggio 2024, 14:00

Le industrie nella corsa alla presidenza del Piemonte: "Abbiamo resistito da sole, ora serve l'aiuto della Regione"

Confindustria ha incontrato i cinque candidati alla poltrona di governatore: al centro Intelligenza artificiale, ma anche infrastrutture, sostenibilità e credito

Le industrie nella corsa alla presidenza del Piemonte: "Abbiamo resistito da sole, ora serve l'aiuto della Regione"

"Stiamo tenendo il passo, al pari del Nord, ma in alcuni elementi siamo anche più avanti. Ma il plauso va agli imprenditori, che hanno saputo essere resilienti". Così Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte, ha aperto il confronto tra i candidati alla presidenza della Regione di fronte alla platea degli industriali piemontesi, presso il Centro congressi di Unione industriali di Torino. "Ma tutto questo non ci basta. Non è nemmeno un punto di partenza - ha aggiunto - Dobbiamo crescere insieme alle imprese, di fatturato e dimensioni. Il tutto proseguendo in una direzione europea". 

La posizione di dialogo, peraltro, non è una novità per gli industriali. "Già dal 2021 stiamo elaborando e aggiornando il documento con la nostra proposta per il rilancio del territorio - ha detto ancora Gay - Abbiamo l'ambizione che possa essere un'agenda e un cruscotto per gli avanzamenti che bisogna tenere aggiornati per capire dove sta andando la nostra regione".

Undici i settori - punti di forza su cui il mondo confindustriale vuole continuare a puntare, dell'automobile ai comparti più moderni. Tra gli obiettivi, le transizioni (green e digitali), ma anche infrastrutture, sostenibilità, credito e non solo. "Non ultima, l'intelligenza artificiale, dove possiamo essere protagonisti, anche nei settori industriali che possono sembrare più distanti", ha concluso Gay.

Sotto i riflettori, Alberto Cirio, Alberto Costanzo, Sara Disabato, Francesca Frediani e Gianna Pentenero. Fuori dalla sede dell'Unione, un presidio di sostenitori proprio di Frediani (comprese bandiere di Palestina e No Tav).

Pentenero: "Fondi, flessibilità e reindustrializzazione"

"Serve un piano per reindustrializzare le aree abbandonate - ha detto Gianna Pentenero - soprattutto nei settori che fanno più fatica e qui serve l'aiuto del pubblico, rendendo la macchina più flessibile. Oltre al Pnrr anche i fondi strutturali saranno strategici".

Disabato: "Regole chiare, leggi che non cambiano"

"Dobbiamo creare un substrato solido - ha detto Sarah Disabato - Bisogna lavorare per sburocratizzare il sistema e rendere più fluido l'accesso ai fondi. Ci sono aziende che dicono di aver atteso dieci anni. Stabilire regole chiare, senza avere la frenesia di modificare continuamente le leggi".

Frediani: "No alla deriva bellicista dell'aerospazio" 

Francesca Frediani ha sottolineato: "Quello che rappresento non ha spesso portato a contatti con le imprese. Siamo rappresentanti di un gruppo di persone che temono la guerra e che hanno poca fiducia nelle istituzioni. E il primo tema è quello dell'aerospazio: vedere una filiera che rischi una deriva bellicista della produzione è un tema centrale. Apprezziamo però l'impegno a difesa delle eccellenze della nostra regione: in questo bisogna avere un ruolo prioritario. Puntare su quello che è il Piemonte nella sua condizione storica. Ma bisogna anche avere attenzione verso le condizioni dei lavoratori, per consentire ai nostri giovani di rimanere in questo territorio. Poi serve attenzione all'imprenditore femminile".

Fondi e progetti: la ricetta Cirio

Alberto Cirio, presidente uscente, ha ricordato come "proprio il documento del 2021 ci ha permesso in questi anni di programmare su percorsi comuni. E i dati del PIL sono importanti, perché ci riportano nella media nazionale, cosi come l'export fa meglio del resto del Paese. La battaglia di cinque anni fa era avere le risorse e siamo riusciti e il nuovo Fesr varrà mezzo miliardo in più, arrivando a 1,5 miliardi".

Costanzo: "Cambiare modello di sviluppo"

Alberto Costanzo ha invitato a immaginare un nuovo modello di sviluppo, "che non isola il mondo delle imprese dal resto della società. Pensare a certi investimenti non è socialmente sostenibile".

Massimiliano Sciullo

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