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Politica | 04 marzo 2024, 08:35

2033 quale Piemonte?

L’incontro, aperto da una relazione di Mino Giachino a cui è seguito l’interventi del Prof. Guido Caposio, ha visto anche il contributo di Federica Barbero Invernizzi.

2033 quale Piemonte?

Si è svolto sabato 2 marzo, presso la sede di Fratelli d’Italia a Torino, il convegno: 2033 QUALE PIEMONTE? L’incontro, aperto da una relazione di Mino Giachino – Responsabile Regionale Trasporti e Logistica FDI a cui è seguito l’interventi del Prof. Guido Caposio, ha visto anche il contributo di Federica Barbero Invernizzi – Responsabile Regionale Dipartimento spettacolo, teatro e valorizzazione del territorio FDI.

Mino Giachino ha sottolineato il carattere innovativo dell’iniziativa: “Fratelli d’Italia è il primo partito che vuole parlare di come sarà Torino e il Piemonte nel 2033, per identificare un percorso che ci aiuti a costruire crescita e benessere. Negli ultimi 20 anni a Torino si sono persi diecimila negozi e attività commerciali, l’occupazione giovanile è fortemente connotata dal precariato, per queste e altre ragioni è necessaria una politica “buona” che intervenga come un buon medico che si occupa di curare lo stato di salute dei propri cittadini”. 
“Se la politica vuole lavorare per la crescita è necessario introdurre gli strumenti che potranno supportare l’attuazione di questi progetti, strumenti di carattere economico e tecnico. Le idee oggi ci sono, sono idee di eccellenza, ma è condizione fondamentale progettare e attuare, spendendo in modo corretto i fondi a disposizione, progettando e realizzando.” - ha sottolineato il Prof. Caposio.

L’intervento di Federica Barbero si è focalizzato su una riflessione sul futuro del Piemonte: “Vorrei porre l’attenzione anzitutto su alcune criticità ingenerate nel nostro territorio da scelte effettuate a livello di Unione europea. Individuo una prima criticità nel Green Deal europeo - strategia globale di lungo periodo, che persegue l’obiettivo della transizione verde, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Obiettivi condivisibili che hanno un impatto estremamente pesante però sulle economie degli Stati membri, perché non coniuga le sacrosante esigenze ambientali con quelle industriali e di tutela dei lavoratori delle diverse filiere. Si rischia di danneggiare ad esempio l’industria automobilistica e l’indotto nella nostra Regione (parliamo di imprese PMI che rappresentano oltre il 33% del totale nazionale e il 34% per fatturato e per addetti nel settore), esponendoci non soltanto al rischio di veder bruciati migliaia di posti di lavoro, ma anche, spingendo in maniera ossessiva sull’uso dell’elettrico, rendendoci dipendenti da una delle economie che, guarda caso, è fra le meno attente alle condizioni ambientali e, nel contempo, detiene il monopolio di materie prime per la realizzazione di batterie e microchip, cioè la Cina”. 

Barbero ha poi proseguito - “Altro aspetto critico: il regime di “condizionalità rafforzata”, istituito per la Politica Agricola Comune (PAC) stabilisce che ogni agricoltore beneficiario di pagamenti diretti e di pagamenti nell’ambito dello Sviluppo Rurale per la programmazione 2023-2027, è tenuto a rispettare i criteri di gestione obbligatori come i controlli su acqua, salute degli animali e delle piante, mantenendo i terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali, con una serie di obblighi che hanno comportato un aumento spropositato degli impegni per la tutela ambientale e degli adempimenti burocratici che gravano sulle imprese, frenandone la produttività. Per di più, ci si deve confrontare con Paesi produttori di cereali, come India o Brasile, che non sono sottoposti a stringenti regole produttive e, quindi, risultano maggiormente competitivi. Inoltre, la nuova PAC, che introduce il divieto di coltivare per due anni consecutivi, sullo stesso terreno, il medesimo prodotto. Ad essere coinvolte in prima linea in Piemonte sono le filiere cerealicole – foraggere e a cascata la zootecnia, per la quale tali coltivazioni sono prettamente destinate. Le recenti proteste degli agricoltori hanno interrotto, per tutto il 2024, l’obbligo, inizialmente previsto, di lasciare il 4% di un terreno a riposo. Si tratta tuttavia di una sospensione temporanea, che, senza modifiche, decadrebbe a partire dal 1° gennaio 2025. E’ quindi più che mai importante sottolineare che, tornando all’orizzonte temporale da cui eravamo partiti, cioè il 2033, assisteremo a due tornate elettorali europee, quella del giugno prossimo e quella del 2029 per le quali, stando ai sondaggi che si stanno già svolgendo in vari Paesi, sembra si stia confermano il trend relativo all’affermazione di forze del conservatorismo europeo che, se fosse confermata dalle urne, il prossimo giugno, comporterebbe anche una rimodulazione degli equilibri nelle istituzioni dell’Unione europea”. 

Federica Barbero ha poi concluso: “Pensando al “Piemonte 2033”, vorrei sottolineare uno degli aspetti sui quali possiamo lavorare, in particolare sul nostro territorio: incentivare un più alto livello di formazione, soprattutto per creare alcuni profili professionali che sono carenti, a livello locale. Mi riferisco agli esperti in europrogettazione, figure richieste nei nostri Comuni, che possano supportare i comuni ad individuare i finanziamenti, che, una volta messi a terra, rappresentino la spinta per la crescita della nostra economia e della nostra società, che non può prescindere dalla valorizzazione dei nostri prodotti ma anche e soprattutto dei nostri territori, delle nostre specificità, delle nostre tradizioni e dei nostri borghi e delle nostre montagne. In conclusione, ritengo che dovremmo tutti sinergicamente lavorare per far avanzare – e risollevare - quei settori tradizionalmente di punta, come, appunto, l’agroalimentare, l’automotive, il manifatturiero, grazie al ricorso alle tecnologie digitali che devono rappresentare non un fine, ma il mezzo per il progresso delle nostre aree, sia in relazione alla imprenditoria privata ma anche in termini di modernizzazione dei processi nel settore pubblico. Dunque abbiamo del tempo, fino al 2033, per aiutare la nostra Regione a restare fra le più sviluppate dell’Unione, come è oggi classificata, lavorando con il pragmatismo inscritto nel DNA dei nostri territori e che desideriamo far valere nelle sedi opportune dell’Unione europea, coniugando l’utilizzo di nuove tecnologie con la conservazione e la cura del nostro patrimonio, naturalistico, culturale, di competenze e conoscenze dei nostri luoghi, inteso cioè nel senso più ampio possibile, senza snaturare la nostra vocazione produttiva e imprenditoriale, quanto piuttosto rafforzando le istituzioni locali e il tessuto socio-economico, proseguendo nella sfida alla progressiva modernizzazione, rispettosa tuttavia della nostra autenticità. Quello che desideriamo contribuire a realizzare, in Europa, è che, invece di inseguire obiettivi irrealistici ed ideologici difficilmente raggiungibili, si promuova un approccio sostenibile da tutti gli Stati membri, nel rispetto delle specificità dei loro territori delle loro realtà produttive e sociali”.

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