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Attualità | 24 gennaio 2022, 18:45

Infermieri in piazza: "La nostra professione svalutata, pochi la vogliono intraprendere"

Il sindacato Nursind organizza una manifestazione per venerdì alle 10.30 a Torino. "Il governo Draghi non dà alcun segnale di vicinanza"

Infermieri in piazza: "La nostra professione svalutata, pochi la vogliono intraprendere"

"Siamo stati beffati e presi in giro da una classe politica che ha saputo spremerci come limoni ma non è stata all’altezza di riconoscere il valore del nostro operato", scrive il sindacato Nursind in un comunicato, che per venerdì 28 gennaio organizza uno sciopero nazionale del comparto sanità in piazza Castello a Torino dalle 10,30.

"Non vogliamo creare disagio ai cittadini più di quello che già stanno vivendo e garantiremo le prestazioni essenziali, anche se uno sciopero che riguarda tutte le altre patologie è in atto da due anni. Vogliamo però che tutti sappiano che gli infermieri sono una risorsa fondamentale per tutti i sistemi sanitari del mondo, ma evidentemente non per il nostro Governo e le nostre Regioni.  Il governo dei migliori infatti non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori sanitari (infermieri, ostetriche, OSS, professionisti sanitari), erogando già da questo mese le risorse stanziate a dicembre 2020.Un governo che partorisce interventi su come poter spremere fino alle ultima goccia i propri operatori sanitari ma che non ha nessuna intenzione  di valorizzarli, prendendoli in giro più volte. Confidiamo nel fatto che tutti coloro che hanno apprezzato il nostro coraggio e il nostro lavoro possano condividere le ragioni della nostra protesta. E’ proprio a loro che chiediamo un gesto di solidarietà, fermamente convinti che la società civile sia sempre molto più avanti di chi ci rappresenta nelle istituzioni e ben consapevoli del fatto che migliorare le nostre condizioni di lavoro significhi migliorare l’assistenza di tutti.La nostra professione è così svalutata che sono pochi a volerla intraprendere e sono molti invece quelli che si sono stancati e l’abbandonano. Gli infermieri sono una risorsa rara,  non solo in Italia. Talmente ambiti che anche quelli formati dalle nostre università migrano all’estero, attratti da condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti. Non siamo eroi, siamo professionisti e rispondiamo direttamente per ciò che facciamo o non facciamo, ma nulla ci è riconosciuto rispetto a chi non ha le nostre stesse responsabilità e le nostre stesse angosce. Il peso della responsabilità che poggia sulle nostre spalle è sempre più gravoso. Andiamo al lavoro sapendo di stare fianco a fianco tutti i giorni con la morte. Siamo i più esposti, garantiamo l’assistenza nelle 24 ore e siamo trattati come figli di un dio minore. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa. Ci sobbarchiamo a nostre spese l’assicurazione, la formazione e l’iscrizione all’ordine professionale.  Le condizioni di lavoro sono diventate inaccettabili.  Da due anni non abbiamo vita al di fuori del lavoro. Utilizzati per combattere una guerra e ad ogni battaglia gettati nel dimenticatoio ignorando le conseguenze. Vogliamo poter dare ai nostri assistiti il meglio di noi, della nostra professione. Per poterlo fare abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti  e di veder riconosciute e sviluppate le nostre competenze. Mentre sono intendi a dibattere su discussioni folli, molti di noi pagano problemi di carattere fisico e psicologico e soprattutto sono ancora costretti a lavorare in condizioni disumane e non dignitose per i cittadini. Stanno uccidendo i professionisti dell’assistenza e di conseguenza stanno facendo morire il sistema sanitario pubblico. Abbiamo adempito a tutti gli obblighi e ci siamo messi tutti a disposizione mentre man mano che il tempo passava siamo diventati solo delle pedine, dei numeri, un argomento da utilizzare a proprio piacimento. Le istituzioni di questo paese se ne assumeranno direttamente la responsabilità, quella di aver lasciato soli i propri operatori sanitari e la colpa di continuare a distruggere un po' alla volta quella sanità pubblica che noi sino ad oggi abbiamo tenuto orgogliosamente in piedi.…".

C.S.

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