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Cultura e spettacoli | 12 ottobre 2021, 14:02

Si è concluso il Festival della Dignità Umana, soddisfatti gli organizzatori

Il Festival si concluso registrando una continua crescita

Si è concluso il Festival della Dignità Umana, soddisfatti gli organizzatori

Si è chiusa l’edizione 2021 del festival della dignità umana, che anche quest’anno si è rivelata un’esperienza di condivisione e di riflessione sul tema della dignità, declinato secondo il titolo “Come comunicare l’umanità?”

A voler seguire le tracce lasciate nostri relatori, Ferruccio De Bortoli ha richiamato gli elementi costitutivi di un’informazione corretta, che deve partire dalle persone e dalle azioni, e l’ha testimoniato con la sua adesione personale a un’associazione come Vidas, impegnata nel dare proprio dignità al fine vita, ai malati terminali. E partire dai drammi e dalle ingiustizie significa scoprire i diritti, come quelli delle donne ribaditi una giornalista internazionale come Tiziana Ferrario: non soltanto le donne vicine a noi, ma anche quelle lontane, a Kabul, che lei conosce bene negli anni da inviata speciale del Tg. Proprio a Kabul inizia la storia di un bambino che a otto anni torna da scuola e non trova più casa sua ma non capisce che è stata distrutta da una bomba. Ce l’ha raccontato Alì Ehsani, fuggito in Italia con un viaggio durato anni e che ora aiuta rifugiati perché dignità umana significa sperare e fare del bene; così il festival ha cercato di dare soluzioni e lo ha fatto anche per la vita quotidiana, a partire dal pensiero, dai maestri: Vito Mancuso, per esempio, ha spiegato come la dignità sia la coscienza responsabile di ciascuno di noi, che si può esercitare anche con 10 respiri consapevoli al giorno; è una coscienza interiore che va curata anche di fronte alla malattia, imparando a comunicare con le parole e con il silenzio, come hanno spiegato Vittorio Lingiardi e Eugenio Borgna. Infine questa comunicazione ha unito l’idea di comunità, e quindi la politica, con la consapevolezza personale, anche nella spiritualità, grazie all’iniezione di fiducia che ci ha dato il gesuita padre Francesco Occhetta, invitando noi e soprattutto i giovani al discernimento a partire dalla tradizione e dalle radici. Ma si può vivere senza radici? È la provocazione dell’ultimo libro di Bjorn Larsson, che sabato scorso ha chiuso il festival con una riflessione sul rapporto tra percezione e senso, da una parte, e realtà dall’altra, con un tema di fondo che è la libertà, che si confronta con la memoria e con l’identità. Come scrive Larsson in una delle ultime pagine del libro Nel nome del figlio “la letteratura deve porre interrogativi”. Il festival ci è riuscito.

 

Il bilancio del festival è nettamente positivo, come comunicato dal vicepresidente Luciano Chiesa nell’ultimo incontro: l’edizione 2021 ha contato quasi 1000 presenze con opportuno distanziamento, oltre 150 studenti nella provincia di Novara coinvolti; i social del festival hanno visto oltre 7000 interazioni social, con più di 60.000 persone raggiunte e la stampa ha valorizzato la rassegna, con 50 ritagli stampa in due settimane tra cui circa 10 notizie riprese sui media nazionali.

 

Secondo la presidente dell’Associazione Dignità e Lavoro, Luisella Ferrari, «la dignità, fulcro del Festival, affonda le sue radici nel valore della persona, nella sua unicità, originalità e irripetibilità. Oggi, dopo l’esperienza della pandemia e della conseguente “infodemia” è fondamentale capire come comunicare e trasmettere temi complessi a tutti su più livelli, non solo scientifico ma anche e soprattutto umano. Per questo il comitato scientifico, di cui fanno parte Giannino Piana, Eugenio Borgna, Giovanni Cerutti, Roberto Cicala, Giulia Cogoli e Davide Maggi, ha individuato quest’anno il tema della comunicazione e ha individuato nella “diseguaglianza” il tema per la prossima edizione.

 

Il festival offre anche una “Borsa Lavoro” promuovendo azioni a favore di persone appartenenti alle fasce deboli: per questo motivo intende istituire una borsa lavoro destinata appunto a tali persone. La Borsa Lavoro è uno strumento formativo per facilitare, attraverso un’esperienza pratica, l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ed è particolarmente adatta a persone appartenenti alle categorie più deboli che in cambio dell’attività prestata ricevono un compenso economico. L’esperienza avverrà presso un’azienda o una cooperativa sociale locale e durerà sei mesi. «Riteniamo che l’iniziativa sia di alto valore sociale in quanto il lavoro motiva l’essere umano e genera, oltre al sostegno economico, dignità e speranza, valori indispensabili per il futuro delle persone», secondo il vicepresidente Luciano Chiesa.

C.S.

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