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Cronaca | 16 febbraio 2021, 16:13

Arrestata la banda che riforniva di droga le province di Novara,Biella e Vercelli

Sei persone arrestate e sequestrati 50mila euro

Arrestata la banda che riforniva di droga le province di Novara,Biella e Vercelli

Si è conclusa con un movimentato arresto, avvenuto lunedì a Milano, una lunga e complessa operazione di smatellamento di una delle piazze di spaccio più "gettonate" tra le province di Vercelli, Biella e Novara - quella che si trova nei boschi tra Gattinara, Lenta, Ghislarengo e Carpignano.

Sei gli uomini dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti finiti agli arresti nel corso dell'operazione: si tratta di quattro marocchini, un peruviano e un italiano resindente a Ghemme coinvolti nell'indagine iniziata nel mese di settembre 2019 e condotta dall'Antidroga della Squadra Mobile di Vercelli.

A far partire l'indagine, che ha anche portato al sequesto di droga che, sul mercato, avrebbe fruttato almeno 50mila euro, era stata un’attività informativa che aveva portato alla luce un ulteriore fiorente mercato di spaccio di sostanze stupefacenti - dopo quello smantellato con l’operazione “Aquila Nera” - posto in essere da alcuni cittadini magrebini nelle zone boschive dei comuni al confine tra le Province di Vercelli e di Novara, nei pressi del fiume Sesia.

Gli uomini dell'Antidroga hanno perciò iniziato una serie di servizi di osservazione nelle piazze di spaccio segnalate al fine di verificare la bontà delle notizie acquisite; durante uno di questi sono stati fermati due soggetti biellesi, noti assuntori di sostanze stupefacenti, che fornivano elementi utili all’identificazione degli spacciatori che operavano all’interno dell’area boschiva.

Una ricerca non semplice, dato che gli spacciatori, oltre a conoscere molto bene le aree al punto da restare a dormirvi anche per più notti, erano soliti utilizzare delle "vedette", solitamente tossici pronti ad avvertire dell'arrivo della Polizia in cambio di qualche dose gratis.
Gli spacciatori risultavano essere due cittadini di origine marocchina, già noti alle forze dell’ordine e pluripregiudicati per reati in materia di sostanze stupefacenti: i due, "pendolari dello spaccio", raggiungevano i boschi dal milanese e, durante una giornata “lavorativa”, effettuavano numerosissime cessioni di droga ad acquirenti provenienti dalle province di Vercelli, Biella, Novara e Verbania, arrivando a guadagnare anche 10.000 euro al giorno.
Nel corso dell’attività di indagine, inoltre, veniva fermato e arrestato in flagranza un 31enne di origine peruviana che, trovato in possesso di 30 grammi di eroina.

Nel prosieguo dell’attività investigativa, a ottobre 2019, si accertava che al sodalizio criminale composto originariamente dai due marocchini, si era aggiunto anche un uomo italiano, residente a Ghemme, pregiudicato per  reati  in  materia  di  sostanze  stupefacenti.

Gli agenti della Squadra Mobile appuravano, inoltre, che uno dei due spacciatori marocchini era di fatto residente a Milano da dove, ogni giorno, si muoveva in macchina per raggiungere le zone di spaccio.

Individuata l’autovettura a bordo della quale l'uomo si muoveva, nei primi giorni del mese di ottobre 2019, gli investigatori della Mobile hanno organizzavano un servizio mirato all’esito del quale sono riusciti a intercettare e a fermare, la macchina alle porte di Milano. Lo spacciatore, accortosi della presenza delle forze dell’ordine, aveva tentato di fuggire provocando lesioni ad alcuni poliziotti; nonostante ciò gli operatori di Polizia erano riusciti a immobilizzarlo e arrestarlo, per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, oltre che per possesso di 115 grammmi di cocaina.

A seguito dell’udienza di convalida il marocchino veniva sottoposto al regime degli arresti domiciliari nell’abitazione del fratello, in provincia di Forlì- Cesena, dalla quale però evadeva subito, ritornando nuovamente in provincia di Vercelli, nelle medesime zone di spaccio.

A seguito dell’evasione il Tribunale di Milano sostituiva la misura degli arresti domiciliari con quella più gravosa della custodia cautelare in carcere, emettendo contestuale decreto di latitanza.

Dal mese di novembre 2019 il marocchino, tornato nel pieno delle sue attività illecite, si era associato con un altro soggetto magrebino, successivamente identificato e noto per i numerosi precedenti in materia di sostanze stupefacenti. Agli inizi di dicembre 2019 si riusciva a intercettare il secondo spacciatore magrebino: gli agenti della Squadra Mobile entravano nella zona boschiva del comune di Gattinara, riuscendo ad arrestarlo, nonostante lo stesso con un coltello avesse minacciato gli operatori per garantirsi la fuga. Il soggetto, 30enne marocchino, veniva arrestato per i reati di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, aggravata dall’uso di un’arma, e porto abusivo di arma da punta e da taglio. Il giorno successivo veniva convalidato l’arresto e lo stesso veniva sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere ove risulta ancora ristretto.

Subito dopo l’arresto del "socio", lo spacciatore latitante riorganizzava l’attività di spaccio in Vercelli, avvalendosi a tempo pieno dell’operato del ghemmese, con l’intento di raccogliere la somma di denaro necessaria, avendo deciso di recarsi in Spagna, per sottrarsi alla giustizia: la latitanza in Spagna, intanto aveva consentito a un altro marocchino, 23enne, già noto per i numerosi precedenti per reati contro il patrimonio, di inserirsi nella gestione del giro: colto nella flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con 100 grammi di eroina, 50 di cocaina e 20 di hashish, il giovane è stato arrestato e sottoposto alla custodia cautelare in carcere.

Intanto, dai primi mesi dell’anno 2020, su delega dell’Autorità Giudiziaria, gli Agenti della Squadra Mobile procedevano ad escutere a sommarie informazioni parte dei tossicodipendenti clienti della banda, al fine di acquisire ulteriori elementi di prova a loro carico e definire in tal modo il ruolo di ciascuno nella vendita dello stupefacente.
Sulla base degli elementi raccolti, all’inizio di giugno 2020, su richiesta della Procura della Repubblica di Vercelli, il Giudice per le Indagini Preliminari emetteva ordinanza di applicazione di misura cautelare della custodia in carcere per quattro dei partecipanti al sodalizio criminale: tre dei quattro sono stati arrestati, mentre per il latitante, nell'ottobre 2020, il Tribunale di Vercelli ha emesso un mandato di arresto europeo.
Da quel momento sono iniziate febbrili e serrate ricerche del latitante, colpito da ben due custodie cautelari in carcere per gli episodi esposti.
Agli inizi di settembre 2020, si appurava che il ricercato era tornato a Milano, in una zona diversa da quella frequentata abitualmente: seguendo i contatti dello stesso, nella mattinata di lunedì i poliziotti hanno individuato l’autovettura di un italiano che aveva il ruolo di accompagnare il magrebino nella piazza di spaccio dove era ritornato a “lavorare”.

Dopo una serrata attività di pedinamento, gli uomini della Squadra Mobile sono riusciti a fermare il latitante e a eseguire i due provvedimenti di custodia cautelare in carcere facendo terminare una fuga, anche all’estero, durata più di un anno.

Nella circostanza il marocchino ha tentato inutilmente la fuga ma è stato prontamente bloccato dagli uomini della Squadra Mobile; nell’occasione un agente riportava lesioni guaribili in 21 giorni.

All’esito della complessa attività d’indagine “Scimbla” - dal nome del bosco utilizzato come piazza di spaccio - durata più di un anno e mezzo, la Squadra Mobile ha sequestrato, complessivamente, circa 250 grammi di cocaina, 150 di eroina, 50 di hashish che avrebbero fruttato sul mercato guadagni per almeno 50.000 euro.

Dal corrispondete a Vercelli

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