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Economia | 27 maggio 2020, 17:00

Riparti Piemonte, sexy shop esclusi dal bonus di 1.500 euro

Emendamento proposto dal consigliere ossolano Preioni. Critiche da LUV e M5S: “Giudizio morale su attività d’impresa. Ancora troppi i lavoratori dimenticati”

Riparti Piemonte, sexy shop esclusi dal bonus di 1.500 euro

In Piemonte la Lega fa escludere i sexy shop, dall’elenco delle attività commerciali, che potranno beneficiare del Bonus da 1.500 euro per il piccolo commercio con il Riparti Piemonte. Ha preso il via questa mattina poco dopo le 10.30 il terzo giorno di Consiglio Regionale, per arrivare all’approvazione del provvedimento entro oggi.

Il capogruppo regionale del Carroccio Alberto Preioni ha proposto un sub-emendamento che elimina “il commercio al dettaglio di articoli per adulti” dalla lista di quelle che potranno ottenere il contributo.

Una proposta contestata duramente dal capogruppo di LUV Marco Grimaldi, che commenta: “Con quale autorità morale Preioni esclude le categorie in base a ciò che vendono? Il capogruppo della Lega non ha capito che non è obbligato ad acquistare da ogni esercente a cui si dà il bonus”.

“Siamo qui per offrire -prosegue- un sostegno a chi non chiede garanzie e paga le tasse in Piemonte, che venda toma, tappi di sughero, statuette di santi o mutandine commestibili. Prima gli artigiani piemontesi? Spero davvero che quegli esercenti facciano ricorso e lo citino in giudizio” conclude Grimaldi.

Critici anche i 5 Stelle. “È un fatto grave. In questo modo si introducono presunti giudizi morali sulle attività d’impresa del Piemonte. Stiamo parlando di realtà che pagano le tasse e garantiscono posti di lavoro, al pari di molte altre. Gli imbarazzi, quasi adolescenziali, del leghista Preioni danno la misura di una maggioranza totalmente inadeguata a gestire la situazione”. Scrive la consigliera regionale dei 5 Stelle Sarah Disabato.

Il caso dei Sexy shop -conclude Disabato- è singolare, ma si tratta solo di una categoria delle tante dimenticate completamente dalla dalla Giunta Cirio. Questo provvedimento infatti non contiene criteri equi facendo differenze tra lavoratori di serie A e di serie B”.

(Foto di Artem Labunsky- Unsplash)

Redazione

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