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Politica | 01 aprile 2020, 18:40

Coronavirus, a Novara parte da lunedì la distribuzione dei buoni pasto

22 mila buoni per i novaresi in difficoltà

Coronavirus, a Novara parte da lunedì la distribuzione dei buoni pasto

Ventiduemila buoni del valore di 25 euro: sarà questo lo strumento con il quale il Comune di Novara provvederà all’erogazione dei fondi stanziati dal Governo per la cosiddetta “solidarietà alimentare”.

Lo ha deciso oggi pomeriggio la Giunta comunale, che ha stabilito nei dettagli le modalità dell’operazione. Il Comune di Novara ha già incamerato ieri lo stanziamento statale di poco più di 550.000 euro, che dovranno essere utilizzati esclusivamente per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità presso gli esercizi commerciali inseriti in un elenco pubblicato sul sito internet del Comune di Novara, e costruito sulla base della risposta ad un avviso pubblico appositamente stilato.

La Giunta ha individuato la “platea” dei beneficiari della misura, dando priorità ai cittadini in stato di bisogno a causa dell’emergenza Covid-19, privilegiando coloro che non percepiscono forme di sostegno pubblico di qualunque natura.

I destinatari saranno quindi i lavoratori autonomi momentaneamente non in attività, i lavoratori dipendenti momentaneamente non in attività e i disoccupati che non abbiano nessun altro mezzo di sostentamento per fronteggiare le spese alimentari e i generi di prima necessità. Il sostegno economico potrà essere richiesto da un solo componente per ogni nucleo familiare che riceverà i buoni spesa (uno o più, a seconda dei componenti del nucleo familiare) dopo aver presentato una richiesta utilizzando la modulistica che si troverà da domani sul sito internet del Comune.

I negozianti incasseranno i buoni, come se fossero moneta, e chiederanno il rimborso al Comune, comunicando il loro Iban.

Nella suddivisione della quota a disposizione del Comune di Novara – spiega il Sindaco Alessandro Canelli – non ci siamo limitati ad assegnare i buoni alle persone e alle famiglie indigenti, ma abbiamo cercato di raggiungere un target molto più ampio, arrivando ai dipendenti che attendono la cassintegrazione ma che, senza stipendio, non riescono a portare avanti la famiglia, ai commercianti che da un mese hanno chiuso la loro attività, ai liberi professionisti che magari non hanno da parte quanto servirebbe in questo momento a sopperire alle difficoltà. Persone che mai hanno chiesto aiuto perché riuscivano a vivere con la propria attività o il proprio stipendio. Cose che oggi possono venire a mancare. Vogliamo che anche queste persone sentano di avere il nostro sostegno e che non vengano trascurate”.

ECV

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