(Adnkronos) - "L'idrocefalo normoteso è una patologia dai contorni ancora non chiaramente definiti, nonostante sia stata riconosciuta più di sessant'anni fa. Non è infatti ancora chiaro quali siano realmente i pazienti che si possono avvantaggiare di un intervento di derivazione, ossia l'intervento neurochirurgico che serve per portare il liquido prodotto in eccesso all'interno del cervello in altre zone dove non faccia danni, come ad esempio il peritoneo. Inoltre, ancora non sappiamo quale sia il momento migliore per poter intervenire e dare così maggiori chance alle persone di avere un successo terapeutico che dovrebbe mantenersi nel corso degli anni". Lo afferma Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, in occasione del 56° Congresso della Sin, in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.
"Potremmo dare una risposta a queste domande soltanto avendo una stretta interazione con i neurochirurghi - spiega Zappia - I neurologi sono le persone che riescono a intercettare queste patologie, diagnosticarle e quantificarle, ma il neurochirurgo è fondamentale per quanto riguarda il trattamento chirurgico".
Le indagini cliniche e strumentali possono aiutare a distinguere l'idrocefalo normoteso da patologie neurodegenerative, come il Parkinson. "La diagnosi è infatti sia clinica che strumentale - chiarisce l'esperto - Nell'idrocefalo normoteso, attraverso una Tac o una risonanza magnetica nucleare, possiamo osservare una dilatazione ventricolare, ossia delle cavità presenti nel cervello". Queste evidenze possono poi essere messe in correlazione con la clinica, "con cui possiamo valutare non solo la 'triade classica' composta da disturbi della cognitività, della deambulazione e urinari, ma anche altri aspetti. Oggi, ad esempio, sappiamo che più del 70% dei pazienti presenta un parkinsonismo. È quindi possibile confondere una condizione come l'idrocefalo normoteso con un parkinsonismo atipico o altre forme di parkinsonismo. È importante riuscire a distinguerle perché individuare questi pazienti può realmente portare non solo a una reversione della sintomatologia, ma addirittura a una vera e propria guarigione".














