(Adnkronos) - "La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro".
"Se il lavoro è debole - sostiene - la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al patrimonio informativo di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale". A dirlo il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, presentando il XXV Rapporto annuale dell’Istituto.
"Per questo - avverte - l’educazione previdenziale non è un’attività accessoria. E' una politica di cittadinanza. Entrare nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione e nelle imprese significa spiegare alle nuove generazioni che la previdenza non è un tema lontano, ma una parte della propria libertà futura. In questa prospettiva si collocano anche le iniziative di collaborazione istituzionale, come quella con l’Agenzia delle Entrate, che avvicinano cultura fiscale, cultura finanziaria e cultura previdenziale. Un Paese maturo costruisce legalità con conoscenza, comprensione e responsabilità condivisa".
"La famiglia resta uno dei pilastri della protezione sociale italiana. Non per retorica, ma per un’evidenza che emerge con chiarezza dalla realtà del Paese. E' all’interno delle famiglie che vengono assorbite molte delle fragilità economiche e sociali; è lì che si sostengono i figli, gli anziani, le persone con disabilità e quelle non autosufficienti, colmando spesso le carenze dei servizi pubblici e le insufficienze del mercato. Per questo il lavoro di cura che grava sulle famiglie, nell’assistenza ai figli, ai familiari fragili e agli anziani, deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Non si tratta soltanto di una responsabilità privata, ma di una funzione sociale essenziale, che contribuisce al benessere collettivo e alla coesione del Paese. Proprio perché la famiglia costituisce un sostegno così importante, non può essere lasciata sola".
"L’Assegno unico e universale - illustra - è ormai un pilastro del sistema. Nel 2025 raggiunge oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con un trasferimento di risorse alle famiglie di circa 20 miliardi di euro all’anno. Accanto ad esso, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali, le misure per la disabilità e la cura compongono un insieme che non può più essere raccontato come una sommatoria di interventi. La sfida è passare dalle prestazioni isolate ai percorsi. Dalla domanda amministrativa all’accompagnamento della persona. Il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità rappresenta esattamente questa direzione. Non è una semplice piattaforma. E' un cambio di grammatica amministrativa. In un unico spazio digitale, accessibile anche da app, sono raccolte oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni".
"Questa nuova piattaforma - fa notare - non organizza i servizi secondo l’organigramma dell’amministrazione. Li organizza secondo la vita concreta delle persone. Diventare genitori, crescere un figlio, affrontare una disabilità, cercare servizi di prossimità, conoscere una misura, presentare una domanda. Questo significa trasformare la protezione sociale in esperienza accessibile. Il cittadino non deve inseguire l’amministrazione. E' l’amministrazione che deve organizzarsi intorno alla vita reale dei cittadini. Qui si misura la modernità di un’istituzione. Non nel numero di piattaforme che produce, ma nella capacità di ridurre la distanza tra diritto e accesso. Se l’Inps deve seguire gli eventi della vita, deve diventare un modello dinamico come dinamica è la vita, superando lo schema statico e assistenziale che interviene solo quando il bisogno si è già manifestato in forma conclamata".
"Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri. Per tale motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".
"Lo stesso vale - sottolinea - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E' uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".
"Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della responsabilità dell’Istituto, perché rappresentano la stratificazione di decenni di lavoro, salari, interruzioni, trasformazioni industriali, disuguaglianze e mobilità sociale. Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi. Per questo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".
"La sostenibilità - spiega - non è soltanto un equilibrio contabile. E' una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita. Per questo la previdenza deve essere pensata come un percorso. Non soltanto come una prestazione finale. Un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro deve poter comprendere fin dall’inizio che ogni scelta lavorativa, ogni interruzione, ogni periodo di inattività, ogni contributo versato o non versato contribuisce a costruire una parte della sua futura autonomia".
"In questa prospettiva - afferma - l’educazione previdenziale diventa una leva strategica. Non serve soltanto a spiegare come funziona il sistema. Serve a rendere le persone più consapevoli, più libere, più capaci di orientarsi. Una previdenza compresa è una previdenza più forte. La sostenibilità previdenziale, dunque, non è una stanza separata del Rapporto. E' il punto in cui si incontrano lavoro, natalità, produttività, legalità, competenze, partecipazione femminile e fiducia dei giovani. Deve essere pensata come transizione, non come emergenza permanente".
"L’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E' la principale infrastruttura sociale del Paese. Infrastruttura sociale significa essere il luogo in cui il lavoro incontra la previdenza, la famiglia incontra il sostegno pubblico, l’impresa incontra la legalità contributiva, il cittadino incontra i propri diritti, il territorio incontra lo Stato. Nessun’altra amministrazione possiede, con la stessa ampiezza, questa capacità di connessione. Per questo il nuovo ruolo dell’Istituto va letto nella logica dell’Officina del welfare".
"Non una trasformazione formale - spiega - non una formula da comunicazione. La parola officina è tradizionalmente ricondotta alla precedente opificina, al campo semantico dell’opus e del facere, cioè dell’opera e del fare competente. Non richiama il movimento astratto, ma il luogo in cui una materia viene lavorata, riparata, messa a punto e resa capace di durare. Applicata al welfare, questa immagine descrive un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma costruisce percorsi, connessioni e soluzioni. Non più terminale burocratico, ma motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva. Questa è la nuova frontiera del welfare generativo su cui si fonda il metodo operativo dell’Inps. Il welfare tradizionale interviene quando il bisogno si è già manifestato. Il welfare generativo prova a intercettarlo prima. Non si limita a compensare una fragilità. Cerca di abilitare una persona. Non distribuisce solo risorse. Costruisce accesso, autonomia, partecipazione, fiducia".
"In questa visione - sostiene - l’Istituto non aspetta soltanto la domanda. Legge i fenomeni. Organizza i servizi. Mette in relazione le amministrazioni. Avvicina lo Stato ai cittadini. Usa i dati per comprendere, non per classificare. Usa il digitale per semplificare, non per allontanare. Non è uno slogan. È una postura istituzionale capace di leggere il tempo e tradurlo in capacità amministrativa, sociale e civile".
"Per dare corpo alla nuova visione dell'Inps servono strumenti, organizzazione e metodo. Il primo strumento è organizzativo e tecnologico. Consiste in un nuovo Modello di servizio fondato sull’impiego delle tecnologie digitali e, oggi, dell’Intelligenza Artificiale. Nei primi due anni di questo nuovo corso abbiamo dato impulso alla digitalizzazione, rafforzando la piattaforma MyInps, ridisegnando l’App Inps mobile, sviluppando il Portale Inps per i giovani, il Portale della famiglia e della genitorialità, puntando su comunicazioni sempre più personalizzate, valorizzando i dati e l’interoperabilità tra servizi pubblici".
"Nel 2025 - ricorda - il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il Portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il Portale della Famiglia e della Genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo. L’Istituto sta passando da un modello impostato sull’erogazione di prestazioni a una logica per eventi della vita. Un nuovo modo di porsi in cui il cittadino non è più costretto a conoscere l’organizzazione interna dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione capace di presentarsi secondo bisogni comprensibili".
"Questo - commenta - è un passaggio culturale enorme. La burocrazia spesso chiede al cittadino di parlare la propria lingua. Il nuovo welfare deve fare il contrario. Deve imparare la lingua della vita. Il secondo strumento è la prossimità. Il digitale è decisivo, ma non basta. Una piattaforma può essere moderna e, nello stesso tempo, lontana da chi non ha competenze, connessione, strumenti o fiducia. Per questo il nuovo Inps deve essere digitale ma anche raggiungibile. Da questo punto di vista il lavoro di circa 25 mila donne e uomini dell’Istituto è fondamentale. A loro va il mio personale ringraziamento. In questa direzione va anche l’accordo di collaborazione con Anci, che ha portato a sviluppare e attivare Punti utente evoluti presso i Comuni delle aree interne e le isole minori".
"Una scelta precisa - dice - dettata dalla volontà di portare i servizi anche dove non esiste una sede fisica dell’Istituto, di raggiungere le persone nei territori più esposti allo spopolamento e al divario digitale, di impedire che una distanza geografica diventi esclusione amministrativa. La prossimità non è nostalgia dello sportello. E' accesso effettivo. E' la capacità dello Stato di non lasciare solo chi è più lontano, più fragile, meno attrezzato. Il terzo strumento sono i dati. I dati dell’Inps non sono un archivio. Sono una delle più grandi infrastrutture conoscitive del Paese. Raccontano lavoro, redditi, famiglie, contributi, prestazioni, pensioni, imprese, territori, fragilità".
"Se governati con sicurezza - dice - trasparenza e responsabilità pubblica, i dati consentono di passare da un welfare che certifica il bisogno a un welfare che lo comprende. Da un’amministrazione che risponde a una domanda a un’amministrazione che può intercettare un rischio. Da un sistema che attende il cittadino a un sistema che può orientarlo. L’Intelligenza Artificiale si colloca qui. Non come moda tecnologica, non come scorciatoia, non come sostituzione della decisione umana, ma come strumento pubblico per migliorare la qualità dei servizi, semplificare il linguaggio, ridurre errori, personalizzare comunicazioni, rafforzare i controlli, prevenire frodi, ridurre il mancato accesso alle prestazioni. L’algoritmo, in una istituzione pubblica, non può mai diventare sovrano. Deve restare strumento, comprensibile, controllabile, orientato alla giustizia amministrativa".














