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Attualità | 04 luglio 2026, 11:00

Emergenza siccità: l'indice in Piemonte torna ai livelli della grande crisi del 2022 FOTO

Un mese di giugno caldissimo e senza piogge fa crollare la portata del Po del 76%. Allarme di Arpa per lo stress idrologico: nel sud-ovest della regione la situazione è già "severa"

Un mese di giugno caldissimo e avaro di piogge spalanca le porte a una fase di profondo stress idrologico per l'intero Piemonte. Al termine del mese, la regione presenta una situazione idrica complessivamente deficitaria, con criticità che colpiscono in modo particolare le portate dei corsi d'acqua e le risorse idriche superficiali. L'indice sintetico di siccità ha registrato un netto peggioramento, evidenziando una siccità moderata nel nord-est e nel bacino della Dora Baltea, e una siccità severa nel sud-ovest della regione: per ritrovare valori simili occorre tornare indietro nel tempo fino a febbraio 2022.

A determinare questo scenario concorrono principalmente due fattori: l'esaurimento o la forte riduzione della neve residua in quota e il drastico calo dei livelli del reticolo idrografico piemontese.

Piogge dimezzate nell'ultimo trimestre

I dati pluvisometrici confermano la gravità della situazione. Le precipitazioni medie di giugno 2026 sul bacino del Po, calcolate fino alla confluenza con il Ticino, si sono fermate a circa 62 mm, facendo registrare un deficit del 36% rispetto alla media storica del trentennio 1991-2020. Gli scarti negativi colpiscono quasi tutti i bacini della regione con cali compresi tra il -30% e il -60% (fanno eccezione solo il Ticino e lo Scrivia, dove le perdite sono più contenute).

Non si tratta di un episodio isolato: l'attuale siccità meteorologica è il risultato di tre mesi consecutivi di anomalie negative, dopo i deficit già accumulati ad aprile (-56%) e a maggio (-44%). Di conseguenza, il bilancio dell'anno idrologico piemontese resta ampiamente in rosso, con uno scarto complessivo del -24%.

Temperature prossime ai record storici del 2003

Ad aggravare sensibilmente il quadro generale è stata l'eccezionale ondata di calore. Le temperature di giugno sono state marcatamente superiori alla media del periodo, con un'anomalia termica regionale impressionante di +3,5 °C. Giugno 2026 si colloca così tra i mesi più caldi dell'intera serie storica, avvicinandosi ai record assoluti stabiliti nel famigerato 2003.

Questa persistenza di temperature altissime, unita a un'altra forte ondata di calore registrata a fine maggio, ha provocato un aumento deciso dell'evapotraspirazione. Il risultato è un fortissimo stress idrico dei suoli e della vegetazione, che ha accelerato il prosciugamento dei corsi d'acqua.

Risorse idriche e fiumi: il Po perde il 76% della portata

Le risorse idriche superficiali complessive (che comprendono lo stato della neve, gli invasi e il Lago Maggiore) al 30 giugno ammontano a circa 681 milioni di metri cubi, quantitativo inferiore del 31% rispetto alla media. I territori più in sofferenza sono il Piemonte settentrionale (-42%) e quello occidentale (-38%), mentre la risorsa nivale è ormai nulla o fortemente ridotta in diversi bacini meridionali e occidentali.

La vera emergenza è però rappresentata dalle portate dei fiumi. Ad eccezione della Dora Baltea, quasi tutte le sezioni idrometriche piemontesi registrano deficit superiori al 40%. La situazione più emblematica si registra alla sezione di chiusura del bacino a Isola Sant'Antonio, dove la portata media mensile del Po è crollata a soli 138 m³/s, segnando un drammatico -76% rispetto alla media storica di giugno. Anche per le acque sotterranee il quadro è prossimo alla criticità, con i livelli della falda che in molte aree si mantengono stabilmente bassi.

Il confronto con la grande crisi del 2022

Sebbene l'indice di siccità sia tornato a livelli preoccupanti, gli esperti evidenziano differenze sostanziali rispetto alla crisi del 2022. Quell'evento fu raro e progressivo, figlio di oltre cento giorni consecutivi senza pioggia tra il 2021 e il 2022, con una siccità strutturale radicata a lungo termine.

Nel 2026 la crisi è più immediata e legata al breve periodo: il deficit di giugno è persino più marcato rispetto a quattro anni fa (-36% contro il dato quasi nella norma del giugno 2022), ma gli indici a lungo termine (6 e 12 mesi) beneficiano ancora del "credito" di piogge accumulato nei mesi di febbraio e marzo. L'elemento di forte continuità con il 2022 resta invece la drastica carenza delle portate fluviali, con il Po, il Tanaro, il Sesia e il Toce che mostrano nuovamente scarti ampiamente negativi.

Le prossime settimane richiederanno un monitoraggio estremamente attento, soprattutto alla luce delle previsioni meteo per il mese di luglio che preannunciano il proseguimento di un'estate calda e secca.

m.t.

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