È la personalizzazione della vita politica come elemento regressivo, e la trasformazione tra le fasi della Prima Repubblica e oggi, la riflessione che il senatore Enrico Borghi, vicepresidente nazionale di Italia viva, ha affidato alla consueta rubrica sulla Stampa Diocesana Novarese. Il parlamentare ossolano ha preso spunto da due fatti di cronaca che hanno interessato la realtà regionale: il ricordo di Vittorio Beltrami da un lato, e l'annuncio della lista civica piemontese che fa riferimento al presidente della regione Piemonte Alberto Cirio, dall'altro, avvenuti in questi giorni a Verbania il primo e a Borgomanero il secondo.
“Prima istantanea con sfondo regione Piemonte - scrive Borghi - sabato mattina, nell'aula a lui dedicata della Casa della Resistenza, amici e avversari dell'epoca si riuniscono per ricordare la figura di Vittorio Beltrami (consigliere comunale di Omegna per decenni, consigliere provinciale di Novara a cavallo tra gli anni '60 e '70, consigliere regionale piemontese dal 1970 al 1995, presidente della giunta regionale subalpina dal 1985 a 1990), esattamente nel giorno in cui avrebbe compiuto 100 anni. Il ricordo di una figura limpida, formatasi negli anni del fascismo nell'associazionismo cattolico e da qui portato poi all'esperienza resistenziale partigiana con i fazzoletti azzurri di Alfredo Di Dio, in quella che lui amava definire "l'Ossola, solatìa e ribelle", e poi all'impegno politico ad Omegna, nel Cusio, nel Novarese e in Piemonte. Seconda istantanea con sfondo regione Piemonte: pochi giorni prima, a Borgomanero, viene battezzato il "Movimento Civico per l'Alto Piemonte”, promosso da assessori e consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali sotto lo sguardo benevolente del presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, che si propone nei fatti di essere una sorta di "lista-partito" che aggrega quadri, amministratori ed esponenti politici in forza del consenso derivante dalla gestione del potere e dal controllo delle filiere della spesa pubblica. Se mettiamo insieme le due istantanee, abbiamo plasticamente il quadro del profondo cambiamento del sistema della rappresentanza politica nel giro di pochi anni.”
“L'era di Beltrami - prosegue il parlamentare ossolano - (che fu - per rimanere in regione - anche quella dei Nerviani, dei Cerutti, dei Borando, dei Bono e dei Biazzi, delle Cernetti giusto per citare alcuni nomi di quelle stagioni) era caratterizzata da un sistema rigidamente proporzionale, con l'elezione del presidente da parte del consiglio e con l'assenza totale di "liste civiche" sui simboli. La rappresentanza si giocava nei partiti, che riassumevano in sé tutti gli aspetti del gioco del potere: progetto, suddivisione, equilibri, conflitti. L'era odierna funziona esattamente all'opposto. L'elezione diretta del presidente ha creato una centralità della figura monocratica, un potere esclusivo di nomina e di decisione in capo ad una persona sola, una svalutazione del consiglio regionale (al quale presidente e assessori manco vanno quasi più, se non per i momenti obbligati), ed uno spostamento dell'iniziativa politica e delle decisioni strategiche dai partiti (sempre più svuotati) all'apparato burocratico del presidente. Certo, sono state azzerate le crisi al buio che ai tempi di Beltrami erano la normalità, e le tensioni tra i partiti che sfociavano in lottizzazione sfrenata sono state ricondotte dentro binari di compatibilità con il sistema pubblico”.
La conclusione è un monito sulla qualità della democrazia: “Ma si fa fatica a non cogliere che il fenomeno della personalizzazione della politica, connesso con il potere di indirizzo, nomina e impiego delle pingui risorse finanziarie regionali (sanità e fondi europei sono il cuore delle spese pubbliche sui territori infatti, e vengono tutti decisi a Torino nel grattacielo di Fuksas) rappresenti un elemento di progressivo degrado della qualità della politica. Non accade solo qui. Ma è la prima volta che in Piemonte questo fenomeno (letteralmente dilagato nelle grandi città e nelle regioni, in particolare del sud) inizia ad attecchire. Le liste del presidente non si fondano su un'ideale, ma sulla fedeltà assoluta ad una leadership e sui ritorni che da essa si pensa possano giungere. Non ci si pone l'obiettivo di costruire un progetto, quanto invece di suddividere un potere. Senza discussioni, perché la linea politica è (solo) quella del governatore. "O tempora, o mores", avrebbe commentato Cicerone. Resta da capire se questa dissoluzione della politica sia produttiva. Difficile. Perché la trasformazione della "democrazia" in "capocrazia" - sia pure con spruzzate di cosiddetto civismo - è un espediente. Regressivo”.














