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Economia | 24 marzo 2026, 08:00

Artigianato sempre più giù, il primo trimestre del 2026 viaggia con il segno meno

Felici (Confartigianato Piemonte): “Nessun segnale di miglioramento per il comparto artigiano, la crisi morde ancora. Colpa delle storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea"

Artigianato sempre più giù, il primo trimestre del 2026 viaggia con il segno meno

Segno meno, sempre più in basso. Lo dicono le cifre dell'ultima indagine di Confartigianato Piemonte per quanto riguarda il primo trimestre del 2026. In calo tutti i parametri presi in considerazione: a cominciare da quello occupazionale, che scende nel suo saldo tra ottimisti e pessimisti da -4,62% a -8,74%. Forte il calo delle ipotesi di assunzione di apprendisti, che passa da -17,34% al -24,12%. In negativo anche le attese della produzione totale, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%. 

Pioggia di segni "meno"

Timori e difficoltà anche per quanto riguarda il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini: si passa da -11,27% a -22,72%, ma intanto le aziende sembrano non arrendersi, visto che diminuisce la percentuale di quelle che non hanno programmato investimenti: da 73,22% a 71,64%. Peggiorano le previsioni di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passando dall’attuale valore -47,31% a -50,12%. E difficoltà in vista ci sono anche per gli incassi: da 64,22% al 61,33% la quota di coloro che prevedono regolarità, mentre di conseguenza aumenta la stima dei ritardi, passando dal 35,22% al 38,45%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi, passando dallo 0,56% all’0,22%. L’andamento occupazionale peggiora ulteriormente passando dal -4,62% al -8,74%, diminuisce anche il dato relativo all’assunzione di apprendisti che passa dal -17,34% al -24,12%.

Fisco, burocrazia e bollette

"La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora - commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Ci sono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto - prosegue Felici -. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

"Governo poco tranquillizzante"

Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni - conclude Felici - che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

Massimiliano Sciullo

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