Il mercato del riso con migliaia di aziende agricole è ostaggio di dinamiche speculative internazionali e di una politica europea che stanno conducendo il comparto a livelli critici importanti. E’ quanto afferma Coldiretti Piemonte che ha preso parte al tavolo di crisi regionale, che aveva sollecitato, a cui hanno partecipato Roberto Guerrini, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo e, Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte.
“Il 60% del riso che entra in Italia beneficia del dazio zero e dal 2009, grazie al regime EBA (“Everything But Arms”), le importazioni sono passate da 9 a oltre 50 milioni di chili, aggravando il dumping con pesticidi vietati e sfruttamento di lavoro minorile. Il 60% è entrato a dazio zero, annullando ogni possibilità di competizione sui costi per i nostri produttori - sottolinea Fabrizio Rizzotti, vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco e membro di giunta con delega territoriale al settore risicolo -. La situazione prezzi è disastrosa: basti pensare che alcune varietà che hanno perso fino al 40% del valore con i costi di produzione che sono, invece, aumentati fino al 70% per fertilizzanti, energia e mezzi tecnici. Una situazione insostenibile che abbiamo denunciato al tavolo regionale chiedendo un intervento immediato che metta a disposizione i fondi del Csr per un maggior sostegno alle imprese risicole”.
“Occorre rafforzare, inoltre, i contratti di filiera come strumento di stabilizzazione industriale: l’unico modo per difendere la nostra produzione è costruire relazioni di lungo periodo tra i produttori, l’industria e la distribuzione – spiegano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il Direttore Luciano Salvadori - Servono una clausola di salvaguardia realmente automatica e tempestiva, riaprendo il trilogo a livello europeo e ridiscutendo le soglie ad oggi approvate, concrete tutele del reddito agricolo e l’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali: gli stessi standard europei di sicurezza e sostenibilità devono valere per tutti i prodotti, indipendentemente dal Paese di origine. Difendere il riso piemontese significa difendere la sovranità alimentare europea ed il lavoro agricolo italiano che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della Ue con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo”.














