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Attualità | 10 febbraio 2026, 09:05

“Gioco di Squadra”, lo sport entra nel carcere di Novara per favorire inclusione e reinserimento

Un progetto promosso da Fondazione Comunità Novarese con Sport Senza Frontiere e Fondazione De Agostini utilizza l’attività sportiva come strumento educativo e rieducativo per i detenuti.

“Gioco di Squadra”, lo sport entra nel carcere di Novara per favorire inclusione e reinserimento

Si chiama “Gioco di Squadra” il progetto ideato da Fondazione Comunità Novarese e realizzato grazie all’esperienza di Sport Senza Frontiere, in collaborazione con Fondazione De Agostini, per rispondere a un bisogno specifico dei detenuti della Casa Circondariale di Novara. L’iniziativa punta a utilizzare lo sport come leva di inclusione, crescita personale e responsabilizzazione all’interno del contesto penitenziario.

Il progetto, della durata stimata di due anni e con un costo complessivo di circa 54.000 euro, è interamente finanziato da FCN attraverso il Bando “Assistenza e Cura” 2025, sostenuto con risorse territoriali di Fondazione Cariplo e Fondazione De Agostini.

«Con Gioco di Squadra – spiega il presidente di Fondazione Comunità Novarese, Davide Maggi – rafforziamo un impegno che portiamo avanti da anni: utilizzare lo sport come strumento di inclusione e partecipazione. Dopo l’esperienza positiva di In squadra anch’io, abbiamo scelto di estendere questa visione anche al carcere, convinti che un percorso sportivo strutturato possa generare cambiamenti profondi e restituire fiducia e senso di responsabilità».

Il progetto è stato condiviso fin dalla fase di ideazione con la Direzione pedagogica della Casa Circondariale e prevede attività sportive inserite nell’orario trattamentale dell’istituto. Ogni ciclo coinvolge fino a 30 detenuti alla volta: 10 impegnati nella palestra attrezzistica e 20 nel campo polivalente all’aperto, con attività mirate alla preparazione atletica, alla tecnica e al gioco di squadra, in particolare il calcio o altre discipline concordate.

«L’attività sportiva – sottolinea il direttore della Casa Circondariale di Novara, Mario Peraldo – rappresenta un’occasione preziosa per migliorare il benessere fisico e favorire relazioni improntate a valori universali. Questo progetto è un esempio concreto di collaborazione tra istituzione e territorio a sostegno della funzione rieducativa della pena, come previsto dall’articolo 27 della Costituzione».

Anche la Garante dei Detenuti, Nathalie Pisano, evidenzia il valore dell’iniziativa: «Lo sport in carcere è uno strumento di dignità, inclusione e crescita personale. Non si tratta solo di benessere fisico, ma di un vero percorso educativo che rafforza autostima, rispetto delle regole e capacità di stare in gruppo».

Le attività, organizzate settimanalmente, sono guidate da un’équipe composta da un personal trainer certificato, un laureato in Scienze Motorie, uno psicologo e un educatore. Questa multidisciplinarità consente di osservare e accompagnare sia le dinamiche individuali sia quelle di gruppo, favorendo un percorso coerente con gli obiettivi del progetto.

Avviato nel mese di novembre, Gioco di Squadra sta proseguendo con risultati incoraggianti: nei primi mesi si è registrata una buona risposta da parte dei detenuti, con un clima sereno durante le attività e una crescente motivazione alla partecipazione.

«Siamo grati a Fondazione Comunità Novarese – conclude Alessandro Tappa, presidente di Sport Senza Frontiere – per averci coinvolto in questo percorso. Crediamo profondamente nel valore rieducativo dello sport e ci auguriamo che il progetto possa crescere, migliorando la qualità di vita dei detenuti e del personale che opera all’interno della struttura».

Redazione

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