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Attualità | 31 gennaio 2026, 18:00

Referendum sulla giustizia: cosa si vota?

Tutto quello che c'è da sapere prima di recarsi alle urne il 22 e 23 marzo

Referendum sulla giustizia: cosa si vota?

Come ormai noto, il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per un referendum costituzionale sul tema della giustizia. Ma, come spesso accade, il quesito che sarà sottoposto agli elettori potrebbe risultare di non facile comprensione per chi non è del mestiere, in particolare su un tema complesso come quello della giustizia. Facciamo dunque chiarezza, con una breve guida su tutto ciò che c’è da sapere per arrivare preparati alle urne.

Cos'è il referendum confermativo

Innanzitutto, si tratta di un referendum confermativo, modalità che viene utilizzata per sottoporre ai cittadini un quesito destinato alla modifica di un articolo della Costituzione. Si dovrà dunque votare sì se si è d’accordo con quanto richiesto, no se non si è d’accordo (al contrario dei referendum abrogativi). Nel caso di referendum confermativi, non è richiesto il raggiungimento del quorum: il risultato sarà dunque valido a prescindere dal numero dei votanti e sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi.

Il quesito

Il quesito che gli elettori troveranno sulla scheda è il seguente: ““Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”. Si parla comunemente di referendum “sulla separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri, ma la modifica alla legge costituzionale proposta tramite questo quesito è leggermente più complessa.

La riforma prevede la netta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti (giudici e Pm), che sovrano sottostare a due differenti organi di autogoverno: il Consiglio Superiore della Magistratura andrebbe dunque a sdoppiarsi, dando vita ad un Csm della magistratura giudicante e ad un Csm della magistratura requirente. Non verrebbe, tuttavia, modificata la formula che sta alla base dell’articolo 104 della Costituzione, ovvero che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

Tra le novità che più fanno discutere c’è la modalità, introdotta dalla riforma, di individuazione dei componenti dei Csm, che in caso di approvazione della riforma non saranno più eletti, ma nominati tramite estrazione a sorte.

Inoltre, verrà introdotta un’alta corte disciplinare, un organismo a cui viene affidata la giurisdizione  disciplinare dei magistrati, che finora era competenza del Csm.

Le ragioni del sì

A sostenere il sì sono per lo più i partiti di centrodestra, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Coloro che si dicono favorevoli alla riforma sostengono in particolare l’esigenza di distinguere nettamente le carriere dei magistrati, per rafforzare la percezione di imparzialità dei giudici. Inoltre, la separazione dei Consigli Superiori della Magistratura garantirebbe una maggiore autonomia tra le due carriere, evitando interferenze e sovrapposizioni. Infine, chi sostiene il sì sostiene anche il meccanismo del sorteggio come principio in gradi di rafforzare i criteri di imparzialità e neutralità.

Le ragioni del no

Si schierano invece per il no i partiti di centrosinistra quali Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra. Chi non è favorevole alla riforma crede, innanzitutto, che la separazione delle carriere possa minare l’unità della magistratura, costituzionalmente considerato un organo unitario e indipendente. Chi sostiene il no esprime preoccupazione per una possibile esposizione dei magistrati a pressioni e interferenze esterne. Si esprime inoltre contrarietà al meccanismo del sorteggio, che toglierebbe autonomia e la possibilità per i magistrati di scegliere i propri rappresentanti secondo criteri di competenza.

l.b.

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