Una nuova sentenza rafforza la tutela delle scuole di montagna. Dopo la decisione del Consiglio di Stato dello scorso maggio, che stabiliva come i plessi montani possano essere chiusi solo in casi del tutto eccezionali, arriva ora il pronunciamento del TAR Lazio, favorevole ai Comuni di Torricella in Sabina e Rocca Sinibalda.
Il ricorso riguardava il piano di riorganizzazione scolastica predisposto dal Ministero e dalla Regione Lazio, che prevedeva l’accorpamento dell’Istituto comprensivo “Marco Polo” di Torricella in Sabina (292 alunni) con l’Istituto comprensivo “Ferruccio Ulivi” di Poggio Moiano (860 alunni). Il TAR ha accolto le ragioni dei Comuni, sottolineando come la Regione non avesse fornito agli enti locali criteri chiari per l’individuazione degli istituti da unire.
“È un segnale importante – commenta Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem – che conferma la necessità di salvaguardare le specificità delle scuole nei Comuni montani, nelle piccole isole e nei territori con particolari caratteristiche linguistiche. Ma non possiamo ridurre tutto a un tira e molla nelle aule dei tribunali: serve che la politica si assuma le proprie responsabilità”.
Bussone rilancia quindi l’appello al Ministro dell’Istruzione Valditara: “Abbiamo chiesto più volte un tavolo serio con Ministero, Indire e Uncem. Non basta tagliare, dire che mancano studenti, risorse o insegnanti. La scuola di montagna ha bisogno di una visione per il futuro delle Alpi e degli Appennini”.
Per Uncem, la sentenza rappresenta un passo avanti, ma deve aprire a una strategia nazionale: “Non servono battaglie legali – conclude Bussone – ma una vera organizzazione della scuola di domani, capace di tenere vive comunità e territori montani”.