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Economia | 05 dicembre 2023, 15:10

L’agricoltura italiana si regge sui lavoratori stranieri: sono il 32% del totale

“Nelle nostre campagne, occorrono potatori e addetti alla raccolta, in particolar modo, dell’uva - sottolinea il presidente Coldiretti Asti Monica Monticone - l’auspicio è che i termini coincidano con la stagionalità”

L’agricoltura italiana si regge sui lavoratori stranieri: sono il 32% del totale

L’agricoltura italiana deve molto ai lavoratori stranieri, che rappresentano il 32% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. Sono 362mila i lavoratori provenienti da tutto il mondo e regolarmente occupati nelle campagne e nelle stalle italiane, dove producono un terzo del Made in Italy a tavola.

Lo rivela l’analisi Coldiretti, basata sul “Dossier statistico Immigrazione” curato dal Centro Studi e Ricerche Idos, in vista del secondo “click day” del Decreto Flussi 2023, che riguarda il settore “Assistenza Familiare e Socio-Sanitaria”.

Il prossimo click-day, quello relativo ai lavoratori stagionali extracomunitari impiegati in agricoltura, scatterà martedì 12 dicembre, in base al nuovo DPCM triennale che ha stabilito 82.550 quote d’ingresso, di cui 40.000 unità riservate ai nulla osta presentati dalle associazioni datoriali firmatarie del protocollo del 3 agosto 2022, tra cui Coldiretti.

Il decreto triennale, fortemente sostenuto da Coldiretti, prevede un incremento di quote riservate alle Associazioni agricole, che passano dalle 22.000 unità dell’anno scorso alle 40.000 di quest’anno, garantendo alle imprese associate la possibilità di avere a disposizione lavoratori regolari, senza subire la concorrenza sleale di chi sfrutta le persone.

La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella rumena, con 78.214 occupati, seguita da quella indiana (39.021), marocchina (38.051), albanese (35.474), senegalese (16.229), pakistana (15.095), tunisina (14.071), nigeriana (11.894), macedone (9.362), bulgara (7.912) e polacca (7.449).

Il contributo dei migranti al Made in Italy è fondamentale, soprattutto in alcuni “distretti agricoli” in cui i lavoratori stranieri sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale, come ad esempio la vendemmia in Piemonte.

Per l’astigiano, il primo click-day si è concluso con una decina di pratiche inviate, tra richiesta di colf/badanti e la conversione di permessi di soggiorno. Il secondo click-day sarà dedicato ai lavoratori stagionali in agricoltura, che potranno essere assunti per un periodo massimo di nove mesi. Le domande dovranno essere presentate online dalle ore 8 del 12 dicembre.

“Nelle nostre campagne astigiane, in primis, occorrono potatori e addetti alla raccolta, in particolar modo, dell’uva - sottolinea il presidente Coldiretti Asti Monica Monticone - l’auspicio è che i termini coincidano con la stagionalità”.

“Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, attinente alla Programmazione dei flussi d’ingresso legale in Italia dei lavori stranieri per il triennio 2023-2025, potrà essere integrato, ogni singolo anno, sulla scorta delle sopravvenute necessità, così come avvenuto nel 2023”, sottolinea il direttore Coldiretti Asti Diego Furia.

“Inoltre - prosegue -, fermo restando il mantenimento delle quote annuali per lavoro stagionale agricolo, contempla ingressi anche per l’assistenza familiare. Al migliorato risultato in termini numerici, occorre compendiare l’indispensabile efficienza amministrativa affinché il Decreto Flussi non inciampi in paradossali ostacoli burocratici”.

Redazione Asti

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