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Economia e lavoro | 17 novembre 2022, 10:00

Confindustria: “Parità di genere fondamentale per il miglioramento aziendale”

Dal convegno importanti esempi dalle imprese del territorio, Filippa: “Tra le imprese che sono riuscite a instaurare un clima lavorativo di parità e inclusione i profitti sono superiori alla media del 25-35%”

Confindustria: “Parità di genere fondamentale per il miglioramento aziendale”

La parità di genere è un elemento fondamentale nelle strategie di miglioramento aziendale, che va perseguito con determinazione a ogni livello dimensionale e organizzativo: è quanto emerso dal convegno ‘Gestire e certificare la parità di genere - Opportunità, obblighi e incentivi per la parità e l’inclusione in azienda’, organizzato lunedì 14 novembre 2022 da Confindustria Novara Vercelli Valsesia (Cnvv) nella sua sede novarese e in diretta streaming, grazie alla collaborazione tecnica di Bureau Veritas Italia, al patrocinio dell’Università del Piemonte Orientale e al sostegno di Intesa Sanpaolo.

"Le aziende che accrescono maggiormente il loro valore - ha spiegato il presidente di Cnvv, Gianni Filippa, introducendo i lavori - sono quelle che riescono a creare e mantenere al loro interno un modello organizzativo che punti sull’inclusività. Tra le imprese che sono riuscite a instaurare un clima lavorativo di parità e inclusione i profitti sono superiori alla media del 25-35%, ci sono un più alto tasso di innovazione e una migliore capacità di gestire i processi decisionali, con un +30% di capacità di individuare e ridurre i rischi. Inoltre, le aziende che adottano politiche basate su questi valori e che le sanno trasmettere all’esterno registrano benefici in termini di reputazione e di immagine".

Anche Carmen Aina, del Dipartimento per lo Sviluppo sostenibile e la Transizione ecologica dell’Università del Piemonte Orientale, ha sottolineato nel suo intervento come la “Gender Equality” favorisca significativamente la risoluzione di problemi e incentivi l’innovazione. "Nelle imprese - ha detto - le donne hanno una migliore conoscenza dei clienti e del funzionamento del mercato, hanno più capacità relazionali, sono più cooperative e utilizzano uno stile decisionale più partecipativo, che facilita i rapporti con gli stakeholders. Quando sono in posizioni apicali rafforzano la cultura aziendale e l’immagine pubblica dell’impresa, attirando risorse umane più qualificate e produttive, al punto che è stato stimato che un’uguaglianza completa tra uomo e donna comporterebbe una crescita aggiuntiva del Pil mondiale del 26%".

In Italia, nonostante i passi avanti dell’ultimo decennio, il mondo femminile si trova però ancora di fronte a barriere che oppongono resistenza al raggiungimento di una concreta parità, quali le responsabilità familiari e il lavoro di cura, i diffusi stereotipi di genere e una cultura aziendale ancora prevalentemente maschile. È infatti ancora ferma al 17% la percentuale di donne tra i 25 e 34 anni laureata nelle discipline scientifiche e tecnologiche (le cosiddette “Stem”), mentre sale al 65.4% quella delle giovani “Neet”, che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione. E se l’indice di asimmetria nel lavoro familiare nel 2020 registrava il 63% delle cure domestiche a carico delle donne, risulta da risolvere anche il differenziale salariale a parità di mansioni, che fa parlare di una vera e propria “segregazione di genere” a livello occupazionale. Nonostante l’adozione delle “quote rosa” le donne sono, inoltre, ancora lontane dall’avere ruoli percentualmente rilevanti in politica e nelle istituzioni, nella maggior parte dei Cda e nelle posizioni manageriali aziendali, che ricoprono per circa un terzo del totale.

La parità di genere è uno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dall’Onu (Agenda 2030 - Goal 5) e, come ha sottolineato Claudia Strasserra, Chief Reputation Officer di Bureau Veritas Italia, fa parte anche del Pnrr italiano, che destina 6,66 miliardi per lo sviluppo della relativa certificazione. "Dal secondo trimestre 2022 - ha spiegato la relatrice - il sistema di certificazione è aperto alle imprese di ogni dimensione e potrebbe portare a risultati importanti, come uguali condizioni nei percorsi di carriera, stesso salario a parità di competenze e forme di sostegno alla maternità. Le imprese che sceglieranno di certificarsi secondo la prassi UNI/PdR 125:2022 saranno incentivate tramite un sistema di sgravi e agevolazioni che prevede forme di premialità di natura fiscale e previdenziale, di qualificazione nell'accesso a bandi e fondi e un punteggio aggiuntivo nella valutazione di progetti ai fini delle concessioni di aiuti di Stato a co-finanziamento degli investimenti. La prassi definisce quali politiche devono essere adottate dall'azienda, a partire da come costituire il Comitato guida e predisporre il piano strategico, il sistema di gestione e gli audit interni. Le aziende italiane che hanno già ottenuto la certificazione di genere sono una cinquantina e dovrebbero arrivare a 100 entro fine anno, con una forte progressione prevista a partire dal 2023".

La seconda parte del convegno è stata dedicata alle testimonianze di alcune aziende da tempo impegnate in quest’ambito, con interventi di Carlamaria Tiburtini, Senior HRBP e Inclusion Leader di Avio Aero - GE Aviation Business, Giulia Cibien, della Struttura Diversity & Inclusion di Intesa Sanpaolo Spa, Luca Resnati, Country HR Director Italy and Head of Compensation & Benefit Western Europe di Schaeffler Group, e Davide Zurzolo, Controller e Project Development Manager di Newform Spa. Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza di riuscire a costruire un ambiente professionale senza discriminazioni, in cui l’uguaglianza di genere e la cultura dell’inclusione supportano l’innovazione, il progresso e la crescita delle organizzazioni attraverso il rispetto di tutte le persone nell’espressione delle loro identità e diversità, la valorizzazione dei talenti individuali, la meritocrazia e le pari opportunità in termini di assunzioni, ruoli, stipendi e possibilità di carriera. Non sono mancati esempi di prassi innovative adottate nelle aziende del territorio per favorire la parità e l’integrazione di genere, quali il potenziamento dello smart working, la flessibilità di orario anche nei reparti di produzione, la focalizzazione sul risultato rispetto al tempo della prestazione, il mentoring e la formazione al rientro dal congedo di maternità e la conciliazione tra tempi di lavoro e di gestione della famiglia anche attraverso strumenti di welfare aziendale.

L'evento del 14 novembre è stato il terzo convegno pubblico del “Progetto ESG” - l’acronimo di Environment, Social, Governance che identifica gli indicatori di natura non finanziaria che misurano l’impatto ambientale (E), il rispetto dei valori sociali (S) e gli aspetti di buona gestione (G) di una organizzazione - di Cnvv, che fornisce alle imprese associate informazioni, formazione e consulenza attraverso webinar, convegni, corsi, visite di studio in aziende-modello, gruppi di lavoro, assistenza e consulenza per la redazione del “Bilancio di sostenibilità”, anche in convenzione con società specializzate.

C.S.

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