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Economia e lavoro | 20 giugno 2022, 16:00

Piemonte, dal Pnrr già 3 miliardi: 720 euro a testa

Secondo Bankitalia il mondo del lavoro non ha visto crescere come si temeva i licenziamenti, ma la gente cerca condizioni di lavoro più soddisfacenti

Piemonte, dal Pnrr già 3 miliardi: 720 euro a testa

Per ora, 720 euro a testa. A tanto ammontano le risorse del PNRR già assegnate agli enti locali piemontesi. Poco più di tre miliardi complessivi, facendo data al 24 maggio.

Anche così il Piemonte cerca di rispondere alla frenata dell'economia che stava ripartendo dopo la pandemia, ma che sta sbandando dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Tra i settori di destinazione, spiccano soprattutto la valorizzazione di edifici e territorio (769 milioni di euro), quindi sanità (711), piani urbani e riqualificazione delle periferie (398), edilizia scolastica (290) e trasporto locale (193 milioni escludendo i fondi per la metro2).

Si tratta di risorse che rappresentano il 58% in più rispetto agli investimenti medi annui che si sarebbero fatti senza sostegni dalla Ue (in Italia il dato è del 52%).

Numeri sull'ottovolante

In base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale elaborato dalla Banca d’Italia, l’attività economica in Piemonte nel 2021 sarebbe aumentata del 7%, riprendendosi dopo la crisi socio sanitaria e in misura superiore al PIL dell’Italia (6,6 per cento secondo l’Istat), pur rimanendo di 3 punti percentuali sotto il livello del 2019. 

Dalla seconda parte dell’anno, però, l’economia ha poi rallentato, anche a causa delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime. Con l'inizio della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, poi, da febbraio 2022 il dato ha continuato a ridursi, pur rimanendo in territorio positivo. 

In questi mesi anche la propensione a investire si è attenuata, così come sono in calo i prestiti bancari alle società non finanziarie (ma qui incide la forte liquidità, che indebolisce la richiesta di ulteriore denaro). Ad inizio 2022 i depositi però hanno frenato del 5,1%. Spicca una forte crescita del fenomeno delle dimissioni volontarie, soprattutto nei settori in forte crescita, sintomo probabilmente di una ricerca di migliori condizioni di lavoro. Sostanzialmente stabili invece i licenziamenti, nonostante i timori con la rimozione del blocco per legge.

Nonostante tutto, nei primi quattro mesi del 2022 sono stati creati, al netto delle cessazioni, quasi 10.000 posti di lavoro, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Effetto-guerra per due imprese su tre, ma 10ila nuovi posti

Due imprese Piemonte su tre prevedono un impatto negativo dalla guerra in Ucraina, diretto e indiretto, con quelle più piccole esposte maggiormente soprattutto alle fluttuazioni di materie prime ed energia. A livello congiunturale, però, il differenziale tra pessimisti e ottimisti è nullo secondo Banca d’Italia. Sono invece un terzo le imprese che prevedono un calo robusto, anche del 30%, dei margini. 

A livello export, Russia, Bielorussia e Ucraina pesano per il 2,2% sugli affari piemontesi (contro il 2% nazionale), soprattutto per bevande (5,8%) e prodotti alimentari (4,5%). Il 40% delle imprese industriali aveva una qualche forma di relazione commerciale con i Paesi coinvolti nel conflitto.

Il Piemonte forse rischia di soffrire di più per la forte presenza manifatturiera (e dunque con uso di energia a caro prezzo).

Che futuro? Si punta ad andare a Rete

In conclusione, l'industria prevede un rallentamento del fatturato nel 2022, con una minore crescita degli investimenti (sia per l'incertezza che per l'aumento dei costi, energia e non solo). Anche le costruzioni potrebbero soffrire rispetto alla recente accelerazione.

Tra le ricette, potrebbe funzionare la forma del Contratto di rete (che è strumento esistente dal 2009). In Piemonte sono circa 700 le reti esistenti, che coinvolgono 2100 aziende. Anche se la propensione è più bassa rispetto ai dati nazionali, l'estensione piemontese è più ampia e anche la dimensione delle imprese presenti è importante. Una strategia che permette redditività migliore e minori oneri finanziari.

Lavori pubblici, il Piemonte è prudente (ma trasparente)

Sempre secondo i dati di Banca d'Italia, tra il 2012 e il 2020 in Piemonte sono state aggiudicate 4400 gare per un importo di 2,3 miliardi. Si tratta del 71% dei bandi pubblicati (in Italia sono stati il 74%) mentre gli importi rappresentano il 58% di quelli messi a bando (in Italia il 67%). L'importo medio è di 521mila euro.

Sul fronte modifica del codice degli appalti, per le procedure senza gara gli importi sono il 63% del totale, ma di importi inferiori ai 500mila euro, aggiudicati in tempo più brevi che in Italia, ma con tempi di esecuzione più ampi. 

Minoritarie le procedure messe a gara, anche se più frequenti rispetto a Nord Ovest e Italia, l'importo è superiore ai 500mila euro, ma con tempi si esecuzione più brevi.

Massimiliano Sciullo

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