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Economia e lavoro | 14 maggio 2022, 19:00

I Consulenti del Lavoro di Novara a fianco delle aziende e dei lavoratori per la sicurezza

Coda Zabetta: “Lo sviluppo dello smart workingpur utile al contenimento degli infortuni rappresenta una questione ancora aperta, in considerazione delle nuove sfide che pone anche in termini di sicurezza”

I Consulenti del Lavoro di Novara a fianco delle aziende e dei lavoratori  per la sicurezza

Aumenta la sensibilità sul tema della sicurezza sul lavoro tra le imprese e i lavoratori. Lo conferma un’indagine effettuata ad aprile su un campione di oltre 2.200 Consulenti del Lavoro che svolgono una funzione centrale nell’orientare e supportare le aziende in questo specifico ambito. Questi dati, insieme ad altri dell’Inail del periodo 2019-2021, hanno permesso alla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro di realizzare un dossier sulla situazione dell’ultimo periodo dal titolo ‘Salute e sicurezza sul lavoro dopo l’emergenza Covid’, presentato recentemente ai Consulenti di tutta l’Italia al Forum annuale della sicurezza sul lavoro, al quale hanno partecipato numerosi professionisti novaresi.

Dall’analisi dei dati emerge infatti una crescita del livello generale di attenzione sul tema, ma allo stesso tempo la difficoltà delle aziende a mettere in atto nuove prassi per aumentare la sicurezza e ridurre la dinamica infortunistica. Proprio all’andamento degli infortuni, condizionati negli ultimi anni dal Covid e anche dal ricorso allo smart working, il documento dedica un’ampia parte. L’approfondimento dei Consulenti si sofferma poi sulle sfide future portate dalle nuove modalità di lavoro post pandemia e dalla ripresa occupazionale.

“Lo sviluppo dello smart working - spiega Annalisa Coda Zabetta, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro della provincia di Novara - pur utile al contenimento degli infortuni, rappresenta, tuttavia, una questione ancora aperta, in considerazione delle nuove sfide che pone anche in termini di sicurezza. La dislocazione dell’attività lavorativa dall’azienda ad altro luogo prevede infatti una responsabilizzazione del lavoratore, a cui è chiesto di collaborare per organizzare al meglio la propria postazione di lavoro domestico, al fine di garantire adeguata sicurezza e prevenire l’accadimento di infortuni o l’insorgere di malattie. Quello della sicurezza appare, all’indomani della pandemia, un cantiere ancora aperto, le cui direttrici sono molto incerte. Da un lato, le importanti novità relative all’innovazione dei modelli di lavoro potranno avere un impatto rilevante in termini di contenimento del fenomeno. Dall’altro lato, la ripresa occupazionale e l’effetto traino che in questa sta avendo un settore ad elevato rischio, come le costruzioni, rischia di presentare per l’anno in corso un bilancio meno positivo del passato. Sulla promozione della cultura della sicurezza sul lavoro c’è ancora tanto da fare, ma qualcosa si sta muovendo. Il periodo dell’emergenza Covid ha fatto riflettere sull’importanza di questo tema e ha fatto maturare nuove consapevolezze, che ora, seppur a fatica, cominciano a trasformarsi in nuove azioni. L’impegno per tenere alta l’attenzione sul tema sicurezza sul lavoro deve essere comune”.

La categoria dei Consulenti del Lavoro è da sempre molto attiva su questo fronte: a livello nazionale sono oltre duemila i professionisti che forniscono consulenza e assistenza specialistica in questo ambito, tra questi anche iscritti all’Ordine provinciale di Novara. “La cultura della sicurezza - afferma Coda Zabetta - si crea diffondendo e ampliando la conoscenza delle norme e delle regole. Accompagnare per mano lavoratori e imprese in questo importante ambito del lavoro è anche una nostra responsabilità”.

L’indagine fra i Consulenti del Lavoro

Ben il 44,3% degli intervistati riscontra, rispetto al 2019, una crescita del livello generale di attenzione delle aziende verso l’aspetto della sicurezza sul lavoro. Un’attenzione che si concretizza soprattutto nel maggiore ricorso all’utilizzo di dispositivi di prevenzione (il 62,7% afferma che è aumentato l’uso) e un complessivo incremento dell’igiene e della salubrità degli ambienti di lavoro (62,5%): entrambi gli aspetti, fortemente sollecitati dall’introduzione di norme ad hoc nel corso dell’emergenza, sono quelli su cui si registra il cambio di passo più significativo.

Ma a migliorare è stata anche la comunicazione interna: il 55,8% dei Consulenti afferma come sia mediamente aumentata l’attenzione da parte di dipendenti e collaboratori, mentre il 52,7%, l’informazione da parte datoriale. Cresce, secondo il 46,1% degli intervistati, anche l’orientamento verso la prevenzione e, complessivamente, il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro: secondo il 46,9% dei Consulenti del Lavoro, questo è più elevato di due anni fa.

A fronte del ‘cambiamento di clima’ verso la materia, si evidenzia però una maggiore difficoltà a tradurlo in misure operative. Se si escludono, infatti, gli interventi promossi dalla pandemia (dispositivi, igiene e salubrità dei luoghi, informazione ai dipendenti), su altre dimensioni, prevale un giudizio di stabilità rispetto al 2019.

I dati sugli infortuni

La ripresa di molte attività in presenza ha determinato una crescita, tra 2020 e 2021, degli infortuni in itinere (+29,2%) per un incremento complessivo di oltre 18mila casi. Secondo la ricerca, il settore che ha visto crescere in modo esponenziale sia il numero di infortuni (+17,1% tra 2020 e 2021) che i casi mortali (11,4%) è quello edile, comparto che ha registrato, grazie agli incentivi, un boom occupazionale senza precedenti nel 2021, con 111mila occupati in più rispetto al 2019.

Il ritorno in presenza ha prodotto, rispetto al 2020, la crescita non solo degli incidenti in itinere, ma anche delle morti correlate (15,9%). Le denunce di casi mortali sono, infatti, passate da 1.089 del 2019 a 1.221 del 2021, per un incremento di 132 casi, evento riconducibile al maggiore rischio di mortalità associato all’infortunio da Covid.

Volendo leggere l’andamento del fenomeno al netto dei casi associati al Covid, la dinamica degli infortuni tra 2019 e 2021 evidenzierebbe un decremento importante, sia dei casi denunciati (quasi 129 mila per un decremento del 20,1%) sia di quelli mortali (-54 per un decremento del 5%).

Nel Nord Ovest (area geografica che comprende dunque anche il Novarese) nel 2019 ci sono state 189.723 denunce di infortunio di cui 289 con esito mortale; nel 2020 sono state rispettivamente 182.037 e 425; nel 2021 sono state 165.216 e 313.

Il raffronto fra 2019 e il 2021 mostra come i casi di infortunio siano diminuiti di 24.507 (il 12,7% in meno), ma come i casi mortali siano stati 24 in più (+8,3%). Il confronto invece 2020-2021 riporta dati in diminuzione: -16.821 infortuni (-9,2%) e -112 casi mortali (-26,4%).

Il fattore smart working

La diffusione dello smart working, quale strumento principale di prevenzione alla diffusione dei contagi, oltre a contenere il rischio, è stato il fattore che ha maggiormente influenzato la dinamica infortunistica.

Rispetto al 2019, gli infortuni in itinere sono diminuiti del 20,3%, mentre quelli con esito mortale, che nel 2019 hanno contribuito al 28,1% delle morti sul lavoro, sono diminuiti del 19%, portando l’incidenza al 20,3%. Un effetto di cui hanno beneficiato soprattutto le donne, maggiormente interessate dagli infortuni nel tragitto casa-lavoro. La quota degli infortuni in itinere sul totale degli infortuni è infatti stata sempre più elevata per le donne rispetto agli uomini: da dati Inail si apprende che dal 23% medio del periodo 2016-2019 è passata al 13,1% del 2020. Anche per le denunce in itinere con esito mortale, l’incidenza tra le lavoratrici è più elevata e pari nel 2020 a un decesso femminile su cinque (38 su 188), rapporto che per gli uomini scende a uno su otto (190 su 1.452). La quota di itinere sul totale era comunque notevolmente più elevata negli anni precedenti (il 50% per le donne e il 25% per gli uomini nel periodo 2016-2019).

C.S.

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