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Attualità | 28 dicembre 2021, 16:11

A Report un approfondito servizio sulla tragedia del Mottarone

Il servizio non ha rivelato novità sconvolgenti, pur avendo approfondito in modo molto puntuale, e per certi versi inedito, alcuni aspetti meno studiati

A Report un approfondito servizio sulla tragedia del Mottarone

E’ andata in onda ieri sera su Raitre l’annunciata puntata di Report dedicata alla tragedia della funivia del Mottarone. Il servizio di Walter Molino, che era il “pezzo forte” della puntata ha messo in luce la consueta capacità del programma condotto da Sigfrido Ranucci, di raccontare in modo efficace una storia e di suscitare domande e interrogativi.

Il servizio non ha rivelato novità sconvolgenti, pur avendo approfondito in modo molto puntuale, e per certi versi inedito, alcuni aspetti meno studiati. Il servizio parte con le regstrazioni audio dei primi messaggi di allarme sulle linee delle forze di polizia.

Era il 23 maggio 2021, poco dopo mezzogiorno e la cabina numero 3 della Funivia del Mottarone è precipitata nel vuoto. Uno schianto tremendo, in cui hanno perso la vita 14 persone. L’unico superstite è il piccolo Eitan, 5 anni, che diventerà in qualche nodo il simbolo di questa storia. L’inchiesta di Report ha puntualmente ripercorso i fatti: dai primi sopralluoghi nel bosco del Mottarone, alle prime indagini, agli interrogatori al fermo dei primi tre indagati.

E poi al percorso dell’inchiesta con il racconto di molti dei protagonisti (dalla procuratrice capo di Verbania Olimpia Bossi agli avvocati delle parti) comprese anche alcune testimonianze “riservate” di cui c’era però traccia nei verbali degli interrogatori.Molino si è dedicato in modo molto accurato soprattutto al tema dei controlli e della manutenzione, sottolineando le carenze di personale e di risorse degli organi statali di vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il servizio rivela per esempio che un organismo come Ustif, che dovrebbe verificare il rispetto di tutte le regole sulla sicurezza negli impianti a fune, in Piemonte deve seguire 200 impianti e piò contare solo su tre dipendenti. Molti precisa anche la parte dell’inchiesta dedicata alla storia della concessione pubblica dell’impianto, gestito fin dagli anni ‘70 da società riferibili alla famiglia di Luigi Nerini.

ECV

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