/ Cronaca

Cronaca | 27 aprile 2021, 13:09

Inchiesta ‘Mensa dei poveri’: Sozzani chiede il patteggiamento

La proposta dei difensori è di due anni di reclusione

Inchiesta ‘Mensa dei poveri’: Sozzani chiede il patteggiamento

Dopo aver chiesto a più riprese, arrivando fino in Cassazione, la revoca della misura degli arresti domiciliari chiesta dalla Procura e mai applicata per il voto della Camera che non ha concesso l’arresto, Diego Sozzani, il deputato novarese di Forza Italia che per i magistrati della DDA lombarda titolari della inchiesta “Mensa dei poveri” è uno dei perni di un vasto sistema di corruzione tra politica e affari in Lombardia e in Piemonte cambia strategia difensiva.

Ieri nella seconda puntata dell’udienza preliminare che è proseguita nell’aula allestita alla Fiera di Milano con 102 imputati, ha formalizzato richiesta di patteggiamento proponendo una pena di 2 anni di reclusione. Stessa scelta per l'ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, considerato dai magistrati il “burattinaio” del giro di mazzette, nomine pilotate e appalti truccati: punta a patteggiare 4 anni e 10 mesi di reclusione. Richiesta di patteggiamento anche per Mauro Tolbar, altro novarese coinvolto, considerato il “collettore di tangenti”, collaboratore di Sozzani e poi di Caianiello.

Il terzo novarese coinvolto, Gian Maria Radaelli, che è accusato di avere emesso false fatture per coprire operazioni ilelcite starebbe valutando la richiesta di messa in prova, che dovrà essere eventualmente formalizzata entro l’udienza in programma l’11 giugno. Per sapere cosa ne sarà della richiesta di patteggiamento di Sozzani bisognerà invece attendere l’8 luglio.

A differenza del deputato novarese, molti politici coinvolti, la maggior parte ha preferito il rito ordinario: è questa la scelta dell'ex eurodeputata di FI Lara Comi, dell'ex vicecoordinatore lombardo azzurro ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella, del consigliere regionale lombardo Fabio Altitonante.

Ritenta infine la strada del patteggiamento, già respinto nel novembre di due anni fa, l’ex amministratore delegato di Acqua Novara e Vco Andrea Gallina, protagonista del filone “novarese” dell’indagine, che riguarda l’azienda di gestione del ciclo integrato delle acque nel novarese e nel Verbano Cusio Ossola. La pena proposta è un anno e dieci mesi, due mesi in più rispetto all’offerta respinta nel 2019.

ECV

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore