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Economia e Lavoro | 13 novembre 2020, 07:40

Inps Piemonte, la tempesta Covid ha fatto esplodere la cassa integrazione: da 33 a 255 milioni di ore (e non è ancora finita)

Presentato il bilancio sociale 2019: in una regione che invecchia e vede diminuire la popolazione, l'impatto della crisi socio-economica sta sconvolgendo il 2020. Oltre 400mila lavoratori hanno ricevuto bonus, cui si sommano quelli per nascita, asilo e babysitting

Inps Piemonte, la tempesta Covid ha fatto esplodere la cassa integrazione: da 33 a 255 milioni di ore (e non è ancora finita)

Il Piemonte vede calare la sua popolazione (4,3 milioni circa), mentre l'età media continua a salire, allungando ombre preoccupanti sul futuro pensionistico (e assistenziale) della società: siamo sui 47 anni, ma gli over 85 sono il 4,1% e la proiezione da qui al 2049 vedrà salire il dato oltre i 50 anni e gli anziani sopra il 7,3% del totale dei cittadini (poco più di 4,1 milioni). 
E' questa la fotografia scattata alla società regionale pochi istanti prima che scoppiasse l'emergenza Covid, quando insieme alla crisi sanitaria si sono moltiplicati anche richieste ed emissioni di bonus, oltre che di ammortizzatori sociali. A definirla è il Bilancio sociale 2019 dell'Inps Piemonte, che però ha voluto anche ampliare l'analisi sui mesi successivi, in un 2020 scandito dall'impatto del Coronavirus, in cui i numeri degli ammortizzatori sociali (così come dei vari bonus economici previsti dai decreti) sono letteralmente esplosi.


Una regione sempre più vecchia, con differenze che resistono tra uomini e donne
Fino allo scorso mese di dicembre, erano poco meno di 1,5 milioni i cittadini che appartenevano alla categoria dei pensionati (con un 6% di questi appartenenti a casse autonome, rispetto all'Inps).
Resta ampia la forbice economica tra i generi: si oscilla tra i 1415 euro medi per gli uomini e i 774 euro per le donne. Un gap che si è tramandato dagli anni passati e che dal 30% del settore pubblico sale al 37-38% per il settore privato (anche se le cifre sono in assoluto superiori alla media nazionale, dove si registrano rispettivamente 1.192 e 677 euro).

Quota cento è stata, con il Reddito di cittadinanza, la novità più grande del 2019 e ha visto i piemontesi attivare in questo senso molte più procedure rispetto alla media nazionale. Si parla per il mondo privato di 10.540 pratiche, di cui 7.545 accolte e di queste 5.795 (e 4.053 accolte) solo a Torino e provincia. Per il settore pubblico, le richieste sono state 4.235 (2.269 accolte), mentre a Torino e provincia i dati sono rispettivamente 2122 e 1.018). Si tratta, complessivamente, del 7,8% delle richieste nazionali nel privato e del 5,6% nel pubblico. 
Nel 2020 questa tendenza si è affievolita: 5.784 in tutto le richieste tra privato e pubblico, di cui 6.007 accolte.

Invece soltanto il 2,86% dei piemontesi (53.402 nuclei famigliari e oltre 124mila persone coinvolte) chiede il Reddito di cittadinanza, ovvero la metà rispetto al 4% abbondante in Italia. Lo 0,24% percepisce la pensione di cittadinanza: 9.205 nuclei famigliari per 10.118 persone.


Il 2020, un anno sconvolto dall'emergenza del Covid, tra congedi parentali e ammortizzatori sociali
Quello ancora in corso - per cui i dati sono ovviamente parziali - è un anno totalmente sconvolto dall'emergenza Covid che si è abbattuta anche da noi a fine febbraio. 
Lo dimostrano innanzitutto le assunzioni, che sono diminuite in maniera sensibile: i numeri sono più che dimezzati rispetto agli anni precedenti, sia tra stranieri che italiani, sia tra uomini e donne. Si è scesi da 318.288 a 117.115 in linea generale, con gli italiani scesi da quasi 249mila a 90.600, mentre gli stranieri sono scesi da 69.349 a 26.482. "In totale, il genere femminile ha perso un punto percentuale - commenta Emanuela Zambataro, direttrice dell'Inps Piemonte - che è andato a vantaggio del genere maschile, così come la tendenza delle cessazioni dei rapporti di lavoro ha sbilanciato la situazione tra donne e uomini".

Nello stesso periodo, hanno visto un balzo le ore di congedo parentale (o bonus di servizio baby sitting): una decuplicazione rispetto al passato per fare fronte alla gestione famigliare in pieno lockdown e durante la chiusura delle scuole. Si parla di 53.690 persone coinvolte in tutto, per 2 milioni e 584mila ore sul "libretto di famiglia", mentre lo scorso anno le persone coinvolte erano poco più di 16mila per poco più di 260mila ore.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, le ore sono letteralmente esplose sotto qualunque forma, anche con quella cassa in deroga che il jobs act aveva cancellato, ma che è stata ripristinata. Nei primi 8 mesi del 2020 (agosto) si è passati da 4.842 ore a quasi 37,3 milioni di ore autorizzate (per il 95% nel settore del commercio), coinvolgendo 298.478 persone, di cui 181mila donne (60,7%) e 117mila uomini.
Per la cassa ordinaria si è passati da 13,8 a 148 milioni di ore (per il 93% nell'industria). Qui gli uomini sono il 73% dei casi, soprattutto dell'area metropolitana di Torino, dove le persone coinvolte - una o più volte - hanno superato la soglia degli 1,2 milioni.
Anche la Fis (fondo integrazione salariale) è salita da 495 a 61 milioni vede il commercio nel 93% dei casi, con Torino e provincia nel 62% dei casi.
Ne emerge dunque un totale di circa 255 milioni di ore autorizzate (contro poco meno di 33 milioni nel 2019 e 29 nel 2018).

Complessivamente al 24 ottobre Inps ha liquidato anche bonus per oltre 400mila beneficiari, di cui quasi 279mila artigiani, 86mila partite Iva, 13mila lavoratori stagionali, 19mila lavoratori agricoli e 3.444 una tantum per lavoratori dello spettacolo.

"Ma abbiamo emesso anche altre forme di supporto emergenziale - prosegue Zambataro -: a ottobre sono state definite 6.846 domande di assegno natalità, 18.317 bonus asilo, 111.173 bonus babysitting, 25.840 Premi alla nascita e 78.452 Bonus asilo nido".

Sul fronte Naspi, dunque la disoccupazione, sono state 112.046 le domande pervenute nei primi nove mesi del 2020, a fronte di 129.365 del 2019. Solo a Torino le domande sono state 57.379, a fronte delle 63.870 del 2019 nella sua interezza.

Sul Reddito di cittadinanza, i nuclei famigliari nel 2019 sono stati 53.402 (mentre nel 2020 le domande sono calate a 15.616, ma chi l'ha fatta l'hanno scorso ha una durata di 18 mesi).

Il reddito di emergenza ha visto invece 77.152 nuclei famigliari coinvolti (1.8% della popolazione, mentre a livello nazionale è dell'1,7% dunque sostanzialmente in linea). Ma a Torino il dato è ben superiore, pari al 2,3%.

La spesa complessiva per le prestazioni Inps in Piemonte, dunque, a ottobre 2020 ammonta a oltre 1,6 miliardi di euro (erano poco più di 2 in tutto il 2019), ma potrebbe arrivare - secondo le stime - a un miliardo e 977 milioni entro la fine dell'anno. A questa cifra dovrà aggiungersi la "spesa Covid", che dovrebbe essere di oltre 860 milioni, arrivando così a superare ampiamente le cifre del 2019.
Sull'altro piatto della bilancia, però, si fa sentire il calo di circa il 30% per quanto riguarda l'afflusso di contributi: la discesa, infatti, va da 11,1 a poco meno di 6,6 miliardi.


I commenti: "Una fase complessa, dove bisogna fare sistema per dare risposte a tutti"
"I dati raccontano di una popolazione ormai anziana, dove una quota importante gode di misure pensionistiche, anche se con le recenti riduzioni - dice la vice sindaca di Torino, Sonia Schiellino -, ma tante altre percepiscono misure assistenziali come il reddito di cittadinanza, ma non solo. Spesso però, alla povertà si accompagna anche la disinformazione sulle misure cui si ha diritto di accesso".

"In una fase come questa, di tempi assolutamente difficili - commenta assessore regionale alla semplificazione, Maurizio Marrone - scopriamo ancora di più la necessità di dare risposte pronte e immediate alla cittadinanza come istituzioni. Bisogna combinare la cautela per la tutela sanitaria e la tenuta economica: un bilanciamento difficile, ma siamo chiamati a farlo nel rispetto dei principi costituzionali".

"Siamo di fronte a un quadro che ci turba, visto il periodo difficile che stiamo vivendo - dice Anna Rossomando, vicepresidente del Senato - e considerando l'abitudine a essere un territorio particolarmente operoso. Dobbiamo pensare a nuove politiche pubbliche, che non siano solo erogazioni, ma sostegno concreto e mettere insieme tutte le energie per guardare in faccia le situazioni che portano maggiori problemi e trovare soluzioni. Anche per riparare a storiche mancanze che paghiamo a livello italiano. C'è una questione economica, sociale, sanitaria, ma anche di tenuta esistenziale".

"Siamo un istituto al servizio delle persone e dei contribuenti - dice Guglielmo Loy, presidente nazionale del CIV Inps - che prescinde dalla dialettica della politica. Siamo al servizio del Paese, soprattutto alla luce della situazione attuale".

Dal corrispondente a Torino

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