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Politica | 06 agosto 2020, 16:03

Preioni (Lega): "Sulla legge elettorale Borghi e Fornaro se la devono prendere con Chiamparino e soci"

I vertici piemontesi della Lega attaccano: "Non si invochi il centralismo romano per umiliare il Piemonte e i piemontesi"

Preioni (Lega): "Sulla legge elettorale Borghi e Fornaro se la devono prendere con Chiamparino e soci"

In merito all’ordine del giorno presentato alla Camera dai Deputati Enrico Borghi del Pd e Federico Fornaro di Leu per impegnare il governo a intervenire direttamente per modificare la legge elettorale della Regione Piemonte, il presidente del gruppo Lega Salvini Piemonte Alberto Preioni a nome di tutti i consiglieri precisa: “A forza di abbeverarsi al pozzo del centralismo romano si finisce per perdere il senso della realtà. Borghi e Fornaro chiedono al governo di intervenire, manu militari, per cambiare la legge elettorale del Piemonte scavalcando tutte le prerogative del consiglio regionale. Eppure si dimenticano che se le normative nazionali in merito alla rappresentanza di genere non sono ancora state recepite, la colpa è innanzitutto della maggioranza di centrosinistra da loro sostenuta, che nella passata legislatura non è riuscita ad approvare un testo condiviso. Curioso prendere atto che ad appena un anno dall’insediamento della nuova giunta di centrodestra, i due parlamentari tentino un colpo di mano appellandosi al governo per chiedere di sanare un vulnus che i loro stessi partiti hanno creato. La nostra volontà di intervenire sulla legge elettorale non è in discussione, sia chiaro. Ma di fatto, Borghi e Fornano accusano oggi Chiamparino e i suoi consiglieri di inadempienza legislativa, subendo al contempo il perverso fascino di un centralismo che auspicano essere onnipotente al punto da calpestare le potestà degli altri enti dello Stato. Arrivare a chiedere un intervento diretto del governo, in un’applicazione esasperata dell’articolo 120 della Costituzione, per imporre una riforma che è di competenza del consiglio regionale significa negare la libertà dei cittadini piemontesi e delle istituzioni che li rappresentano. Un comportamento che la dice molto lunga sull’intima natura di una sinistra che ancora oggi vorrebbe garantire allo Stato un controllo illimitato su tutte le articolazioni della vita politica e sociale del Paese. Per loro l’autonomismo resta una sediziosa forma di ribellione da soffocare. Ma noi andiamo avanti per la nostra strada, forti di tutte le garanzie e le potestà garantite dalla nostra Carta Costituzionale e potendo contare su un nuovo strumento di libertà com’è appunto la nuova commissione regionale permanente sull’Autonomia. Borghi, Fornano e gli altri scudieri dello statalismo romano se ne dovranno fare una ragione”.

C.S.

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