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Attualita' | 05 agosto 2020, 14:00

Fondazione Carolina contro il TikTok, “intere generazioni inebetite con la complicità dei genitori”

L’associazione contro il cyberbullismo lancia l’allarme

Fondazione Carolina contro il TikTok, “intere generazioni inebetite con la complicità dei genitori”

Altro che privacy, il problema di TikTok è soprattutto educativo”. Fondazione Carolina, la Onlus dedicata alla prima vittima di cyberbullismo, che opera per il benessere dei minori sul web, lancia l’allarme contro gli effetti dell’uso illimitato del social cinese sui teenager e sulle famiglie. Questa è un’estate atipica, non solo perché segue un lungo periodo di confinamento. “Le tante incertezze legate alla riapertura delle scuole rappresentano un ulteriore rischio per i ragazzi, a partire da quelli più fragili, che passano anche sette, otto ore al giorno scorrendo compulsivamente i video di 15 secondi con balletti, parodie e challenge demenziali”.

Ivano Zoppi, segretario generale della Fondazione in memoria di Carolina Picchio, descrive un fenomeno ormai assimilabile al binge whatching e che, anche in Italia, rientra a pieno titolo nelle devianze associate al web, spesso anticamera di patologie e disagi, come alienazione e disturbo della personalità.

Le proiezioni rispetto agli ultimi dati disponibili in Italia (novembre 2019) attestano gli utenti di TikTok attorno ai sette milioni. “Ciò che sorprende - rimarca Zoppi - è l’aumento esponenziale degli over 35, attratti dal social del momento, che usano assieme ai figli per narrazioni a loro sconosciute, piuttosto che improprie o del tutto fuori luogo”. Infraquattordicenni esposti pericolosamente sulla rete, in barba alle normative europee, proprio sulla piattaforma che meno sembra garantire la protezione dei dati. “Più che sul braccio di ferro tra Usa e Cina, con il paventato acquisto di TikTok da parte di Microsoft, dovremmo concentrarci sulla produzione di anticorpi in aiuto alle nuove generazioni, sempre più inebetite davanti agli schermi, pronte ad assorbire tutto ciò che viene loro propinato, con la complicità dei genitori che parcheggiano i propri figli davanti a tablet e smartphone”. Una problematica che Ivano Zoppi riconduce sul piano culturale. “Prima di entrare con tutte le scarpe nella smart life, affidando alla rete la nostra mobilità, le nostre relazioni e tutto il nostro quotidiano - conclude Zoppi - bisogna trovare il coraggio di fermarci a pensare agli strumenti etici, cognitivi, educativi che dobbiamo caricare nello zaino per affrontare al meglio un futuro sempre più prossimo”.

C.S.

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