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Regione | 11 aprile 2020, 17:21

Unità di crisi, Testi: "Pugnalati alle spalle dai colleghi medici, ma pensiamo al lavoro fatto: nella fase 2 saremo più vicini alle persone"

Il presidente del Comitato Tecnico Scientifico: "Avremo possibilità di fare molti più tamponi, ieri siamo arrivati a 5 mila in un giorno. Anche i medici di famiglia già da oggi dovrebbero essere coinvolti nelle Usca"

Unità di crisi, Testi: "Pugnalati alle spalle dai colleghi medici, ma pensiamo al lavoro fatto: nella fase 2 saremo più vicini alle persone"

"Abbiamo dovuto correre dietro ai problemi, ma chi ha avuto esperienze in situazione di emergenza sa che si può sbagliare”. Così ha esordito Roberto Testi, presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Unità di crisi della Regione Piemonte, durante la conferenza stampa di questa mattina, alle ore 12. “Sono arrivate critiche che mi hanno fatto male, soprattutto dai colleghi medici che non mi aspettavo. Ci siamo sentiti colpiti alle spalle da persone che avrebbero dovuto essere con noi sul campo”.

"Stiamo giocando una partita mio triste - ha continuato -, perché tanti nostri colleghi sono in ospedale e alcuni sono deceduti. Credo che si debba richiamare un sentimento piuttosto desueto in questo Paese, il senso dell’onore, che fa sentire noi medici riappropriati di quel ruolo sociale che certamente negli ultimi tempi non avevamo”.

“Siamo partiti il 22 febbraio senza sapere cosa ci saremmo trovati di fronte. Il Piemonte è stato accusato di aver fatto pochi tamponi, rispetto al Veneto che ne ha fatti il doppio. Ma l’indagine virologica la possono eseguire solo pochi laboratori. Per una questione non legata alla nostra volontà, all’avvio c’erano solo due laboratori con possibilità di indagine di 400 tamponi al giorno. Nello stesso periodo, in Veneto ce n'erano quattordici: solo Padova era in grado di fare da 1500 a 3500 esami al giorno. Per il Piemonte è stato sforzo enorme passare da due a dodici laboratori, fino ai 5 mila tamponi fatti soltanto nella giornata di ieri. Ora cercheremo di focalizzarci sul territorio e andare più vicini alle persone, in questa seconda fase. Avremo possibilità di fare molti più tamponi, specialmente in vista della guarigione dei positivi, nel senso che è necessario fare due tamponi per garantire la negatività e far così rientrare le persone isolate nell’attività produttiva. Anche i medici di famiglia già oggi dovrebbero essere coinvolti nelle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) e saranno loro a eseguire fisicamente i tamponi sul territorio". 

Rispetto alla questione Rsa, Testi ha precisato: “non si pensi che fin dal primo giorno non si sapesse che sarebbe stato quello il problema, ma la sua irrisolvibilità è data dal fatto che le Rsa non sono gestiti dalle Asl. Qui il problema non sono i tamponi: il paziente sintomatico dev’essere comunque isolato, perché non si può pensare di spostare un anziano dalla Rsa all’ospedale”. 

Sul tema dei DPI, i dispositivi di protezione, Testi ha sottolineato che "la loro mancanza, che è problema mondiale, deriva anche da una gestione centrale dell’approvvigionamento, che ci ha costretto a inventare strategie. E proprio la loro insufficienza è stata una delle cause dell’assenza di professionisti di medicina generale nella gestione di pazienti nelle Rsa”. 

Infine, il punto sul ruolo delle terapie intensive: "Avevamo preparato un triage nel caso in cui non avessimo avuto posti sufficienti in terapia intensiva. Per fortuna non abbiamo dovuto utilizzarlo, perché gli iniziali 280 posti letto sono diventati 600. Questo ci ha permesso di non dover arrivare a non rianimare delle persone".

Dal corrispondente a Torino

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