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Economia | 07 aprile 2020, 10:13

Emergenza Covid, Confartigianato chiede chiarimenti al ministro su pasticcerie e prodotti di estetica

“Discriminazioni nell’applicazione della norma su chi può proseguire l’attività e chi no”

Emergenza Covid, Confartigianato chiede chiarimenti al ministro su pasticcerie e prodotti di estetica

Un chiarimento rapido e definitivo su alcune discriminazioni nell’applicazione della norma su chi può proseguire l’attività e chi no, dopo il Decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo. Lo ha sollecitato Confartigianato, con una lettera del Segretario generale Cesare Fumagalli al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

I dubbi espressi, e sui quali si chiede l’intervento del Ministro, riguardano in particolare due categorie produttive. I Pasticceri e gli Acconciatori e Estetiste.

A oggi le imprese artigiane di produzione di pasticceria non possono secondo quanto indicato dalle FAQ del Governo vendere la loro produzione dolciaria quali colombe, uova di cioccolata e altre prelibatezze artigianali con la modalità da asporto ma solo con la consegna a domicilio (con ulteriori oneri annessi). Mentre invece è consentita ai negozi al dettaglio la vendita di prodotti analoghi, in prevalenza industriali, rispettando le misure di prevenzione individuate dal Governo” spiega Amleto Impaloni, direttore di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale.

Così come le imprese di acconciatura e di estetica – la cui attività è stata sospesa dal DPCM 11 marzo – che devono restare chiuse al pubblico per quanto riguarda lo svolgimento dell'attività di servizio. “Tuttavia, il successivo DPCM del 22 marzo, consentendo il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet, per televisione, per corrispondenza, radio o telefono, deve poter consentire anche a un’attività di acconciatura ed estetica, che già effettua vendita di tali prodotti in negozio ed è quindi in possesso di una licenza di vendita di prodotti per il commercio al dettaglio, la vendita di prodotti a distanza nel periodo di sospensione dell’attività a causa dell’emergenza sanitaria, consentendo, quindi, ai titolari di recarsi all'interno dei locali limitatamente al tempo necessario per lo svolgimento delle relative attività organizzative” afferma il direttore Impaloni.

C’è una forte disomogeneità nell’applicazione delle disposizioni sul territorio nazionale “ conclude Impaloni ” occorre fare tempestiva chiarezza per evitare il protrarsi di situazioni di palese discriminazione”

C.S.

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