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Politica | 12 febbraio 2020, 13:55

Maggiore equità per le persone non autosufficienti piemontesi, ma per il centrosinistra sono solo tagli di risorse

L’assessore al Welfare Chiara Caucino ha ottenuto di spostare 5 milioni di euro dal capitolo “Fragilità sociale”, attualmente ripartito solo sulla città di Torino, su tutto il territorio regionale. La replica polemica da parte di PD, LUV e Moderati

Maggiore equità per le persone non autosufficienti piemontesi, ma per il centrosinistra sono solo tagli di risorse

Il modello torinese di assistenza domiciliare per i non autosufficienti, per quanto buono, non è, ad oggi, esportabile sul resto del territorio regionale, se non attraverso una diversa redistribuzione dei fondi. 

L’assessore al Welfare Chiara Caucino rileva come il dato inconfutabile sia proprio la mancanza di risorse aggiuntive necessarie a diffondere il modello. I 18 milioni di euro stanziati nel bilancio di previsione 2019/2021 dalla precedente Giunta a ridosso delle elezioni, sono stati in realtà anticipati per soli 12 milioni, coprendo la carenza del 2019 e non incrementando i livelli di servizio come era stato ipotizzato. L’assessore ribadisce inoltre l’impegno a rendere omogenee le modalità di erogazione delle prestazioni su tutto il Piemonte, anche alla luce della prossima definizione del Piano regionale per la non autosufficienza, quale obbligo di legge.

Per attuare il percorso di riequilibrio delle risorse, il Settore regionale competente in materia ha previsto lo spostamento di 5 milioni di euro dal capitolo “Fragilità sociale”, attualmente ripartito solo sulla città di Torino, al capitolo “Servizi domiciliari per persone anziane non autosufficienti (l.r. 10/2010)”, che ne prevede invece una distribuzione su tutto il territorio regionale.

L’assessore sottolinea infine come non possano sussistere, in un sistema efficiente, disparità sociali ed economiche, e quindi persone di serie A e di serie B, ritenendo poi lo spostamento di risorse un’operazione a favore di tutti i cittadini piemontesi.

"Oggi la Giunta Cirio ha gettato la maschera: sulle cure domiciliari per le persone non autosufficienti l’assessore Caucino ha dichiarato che nel bilancio 2020 toglierà le risorse aggiuntive programmate dalla Giunta Chiamparino (15 milioni per estendere gli assegni di cura al di fuori di Torino), e ridurrà la spesa storica su Torino di 3 milioni di euro (da 57 a 54 milioni di euro), per una riduzione totale di 18 milioni di euro", attaccano Domenico Ravetti (capogruppo PD) e Monica Canalis (consigliera regionale e vice Segretaria PD).

"La destra, per giustificare i tagli, si nasconde dietro al riequilibrio tra i territori ma in realtà non fa altro che mettere un territorio contro l’altro: toglie a tutti, sia a Torino sia alle altre Province. Questi tagli colpiranno i non autosufficienti e le loro famiglie. E l’Asl Torino cosa farà dei malati attualmente in carico? Per il Pd la domiciliarità delle cure è una priorità, non solo sociale ma anche sanitaria, e faremo di tutto per difenderla. Incalzeremo la maggioranza sulla stesura del Piano regionale per la non autosufficienza, che deve essere redatto entro 90 giorni, e contrasteremo i livellamenti al ribasso messi in atto dalla destra".

Molto duro anche il commento di Marco Grimaldi di LUV: "I tagli di Caucino mascherati da redistribuzione sono un atto ostile verso migliaia di malati".

"L'Assessore Caucino livella al ribasso le risorse per la cura domiciliare delle persone non autosufficienti dell'intera Regione e dimostra così tutta la propria incapacità di far sentire la propria voce per esportare a tutto il Piemonte un modello, quello torinese, che funziona", accusa Silvio Magliano, Presidente del Gruppo Consiliare Moderati in Consiglio Regionale. "La Caucino abbia piuttosto il coraggio di chiedere più soldi all'Assessore al Bilancio".

"Tutti i cittadini piemontesi meritano prestazioni del massimo livello qualitativo possibile: invece questa Giunta toglie a tutti, pensando forse di agire in maniera equa, e penalizza i destinatari delle risorse e le loro famiglie. Pura macelleria sociale. Difficile non vedere un preciso calcolo elettorale in questa maniera di gestire, al ribasso, le risorse. Ma la campagna elettorale è finita da un pezzo".



C.S.

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