A soli 24 settimane di età gestazionale e poco più di 500 grammi, Michela (nome di fantasia) è arrivata al mondo nel giugno 2025. Fino a pochi anni fa, la sua sopravvivenza sarebbe stata quasi impossibile. Oggi, grazie ai progressi della neonatologia, alla tecnologia avanzata e a terapie sempre più mirate, anche neonati nati così prematuri hanno concrete possibilità di vivere.
Circa l’1% dei nati vivi nel mondo arriva prima della 28ª settimana, richiedendo cure intensive, assistenza continuativa e un’integrazione perfetta tra competenze cliniche, strumenti tecnologici e organizzazione dei servizi. Alla TIN di Novara, Michela ha affrontato momenti delicati in cui ogni decisione clinica era cruciale. Il sostegno respiratorio, fondamentale per la crescita dei polmoni ancora immaturi, è stato gestito con attenzione e gradualità. Al termine del ricovero, i genitori hanno voluto lasciare un messaggio di gratitudine: «Siete diventati i nostri amici e la nostra famiglia. Alla nostra piccola racconteremo di voi, perché fate parte della sua storia».
Anche Anna (nome di fantasia), nata prematura con una malformazione congenita, ha dovuto affrontare un intervento chirurgico a pochi giorni di vita. Il suo percorso ha richiesto competenze multidisciplinari e un costante sostegno alla famiglia. La mamma ha condiviso un messaggio rivolto ad altri genitori: «Lasciate che il dolore vi attraversi, lasciate scorrere le lacrime… ma rialzatevi. Guardate vostro figlio: sta combattendo più di voi per restare attaccato alla vita».
«Le storie di Michela e Anna raccontano il lavoro quotidiano della TIN: attenzione, decisioni ponderate e collaborazione tra professionisti. Sono esempi di quanto la neonatologia sia evoluta e dei risultati raggiunti oggi», spiega il dottor Marco Binotti, direttore della Terapia Intensiva Neonatale di Novara.
Il reparto non è solo un punto di cura, ma un nodo centrale di una rete regionale che comprende il Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale (STEN), attivo dal Vercellese fino alle montagne del Piemonte settentrionale, per garantire a ogni neonato accesso alle stesse opportunità di assistenza, anche nelle aree più periferiche. Novara è il secondo punto nascita del Piemonte per numero di parti e un riferimento strategico nella rete materno-infantile regionale.
«La TIN di Novara coniuga eccellenza tecnologica e attenzione umana – sottolinea Stefano Scarpetta, direttore generale dell’AOU –. Il reparto dispone di strumenti all’avanguardia per la ventilazione neonatale e opera come centro di riferimento per l’ipotermia terapeutica, garantendo competenze integrate e multidisciplinari».
Accanto all’aspetto clinico, la dimensione relazionale è centrale: i genitori sono parte integrante del percorso assistenziale, accompagnati dall’inizio, anche grazie al supporto di associazioni come Neo-N, che offrono ascolto e sostegno nelle fasi più delicate.
«Il Piemonte – ricorda l’assessore alla Sanità Federico Riboldi – registra tassi di mortalità infantile inferiori alla media europea, un risultato frutto di una rete integrata di punti nascita, terapie intensive e trasporti dedicati. È questo lavoro quotidiano, silenzioso e condiviso, che rende possibile non solo curare, ma accompagnare la vita fin dai suoi primi giorni».














