Come già testimoniato e attestato con dati ineccepibili nei giorni scorsi, l’Aou Maggiore della Carità di Novara è protagonista, purtroppo, di una continua e costante fuga di infermieri, i quali si licenziano volontariamente per trasferirsi in altre aziende pubbliche o private, o più semplicemente nella vicina ASL Novara, che offre condizioni lavorative migliori e più soddisfacenti.
Accogliamo positivamente la presa d’atto del direttore generale Scarpetta sulla volontà di affrontare la questione attraverso una riorganizzazione generale, auspicando che tale organizzazione sia veramente finalizzata a promuovere e valorizzare la professionalità del personale infermieristico, in quanto, in questo ultimo anno, poco o niente è stato fatto.
Dal mese di maggio 2025 il personale infermieristico si è visto quasi dimezzata la tariffa oraria delle prestazioni aggiuntive pagate, 60 euro/ora, fino a tale mese, in virtù di un accordo regionale e di una specifica Dgr. Il paradosso è che in altre aziende ed altri ospedali della regione, il personale infermieristico continua a percepire, per la propria attività lavorativa, svolta in regime di prestazione aggiuntiva, tale tariffa, mentre al Maggiore di Novara le risorse sono terminate.
Il nuovo contratto collettivo nazionale, sottoscritto in data 27 ottobre 2025, ha sancito l’applicazione di un tariffa minima per le prestazioni aggiuntive di 50 euro/ora, ma, ad oggi, l’Aou Maggiore temporeggia e ancora non ha provveduto, con una chiara comunicazione, a definire la sua attuazione.
Alle nostre richieste di avviare tavoli di confronto sindacale per discutere di un incremento economico delle indennità di disagio, come per l’indennità notturna o la pronta disponibilità, il management ha mostrato poca attenzione e interesse, mentre, al contrario, in pieno periodo estivo, ha convocato tre tavoli, in tre date consecutive 29-30-31 luglio, per decretare l’aumento del trattamento economico accessorio del personale dirigente.
Al personale infermieristico che negli anni ha maturato centinaia di ore di straordinario (l’ammontare equivale a ben 500 mila ore di straordinario!!!) non viene concesso né la monetizzazione né la possibilità di usufruire di quelle ore sotto forma di riposo compensativo.
Anzi, per una infermiera, che si è trasferita in altra azienda sanitaria nel torinese, la quale aveva maturato un centinaio di ore di straordinario, l’AOU Maggiore ha negato sia i riposi compensativi che il pagamento di quelle ore, ed ora, con l’assistenza della nostra sigla sindacale, dovrà ricorrere in tribunale per vedere riconosciuto un suo naturale diritto, quello alla retribuzione per le ore di attività lavorativa svolta.
In accordo con tutte le sigle sindacali si era deciso di destinare un residuo di fondi, pari a 300 mila euro, per misure di welfare aziendale, ma abbiamo scoperto che, come per incanto, sono spariti nel vortice delle molteplici voci del bilancio aziendale. Un ennesimo schiaffo per i lavoratori.
Avevamo chiesto, all’atto della riorganizzazione della mappatura degli incarichi, un maggiore numero di incarichi professionali di infermiere esperto e infermiere specialista da riservare al personale in servizio. Ma anche in questo caso siamo rimasti inascoltati.
Per non parlare della mancata attuazione di un chiaro e trasparente regolamento aziendale che disciplini i trasferimenti e le mobilità interne del personale infermieristico da una unità operativa all’altra. Si tratta di un aspetto non secondario che causa frustrazione e insofferenza per i tanti infermieri che ambiscono a dedicare le proprie competenze e capacità, nonché la preparazione acquisita in altri reparti, magari ultraspecialistici e ad elevata complessità, oppure, che logorati dal lavoro pluriennale nel proprio reparto, vanno alla ricerca di nuovi stimoli professionali e lavorativi in altri servizi ospedalieri.
Pertanto, al di la delle dichiarazioni sulla volontà di una riorganizzazione generale, auspichiamo un concreto impegno da parte del management dell’AOU Maggiore con il prossimo anno, in quanto, non basta annunciare che sono stati assunti 30 nuovi infermieri a tempo determinato, ma, la vera sfida è riuscire a far sì che questi nuovi infermieri rimangano a lavorare e decidano di continuare ad essere dipendenti di questa azienda, sebbene, alla luce delle dinamiche descritte, senza reali e concreti interventi incisivi in grado di valorizzare il personale infermieristico e migliorare il suo benessere lavorativo, la catastrofe appare inesorabile.
La segreteria Territoriale
Nursind Novara














