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Cultura | 15 aprile 2024, 17:07

Inaugurata a nòva la mostra fotografica de “Il secondo paradosso di Zenone”

In mostra le fotografie realizzate da Emanuele Meschini, in occasione dell’attraversamento della performance “Il secondo paradosso di Zenone” dell’artista Elisabetta Consonni con Mario Mariotti per NU Festival (2 ottobre 2022)

Inaugurata a nòva la mostra fotografica de “Il secondo paradosso di Zenone”


Liberamente ispirata al paradosso matematico di Achille e la tartaruga, la performance è un lentissimo attraversamento spaziale di un’astronauta, camminatrice in slow motion per eccellenza, da un punto del paesaggio urbano ad un altro. Nonostante la continua provocazione a compiere azioni repentine l’astronauta resiste in gesti di lentezza, in un contrasto parossistico con la realtà attorno, e interagisce con chi incontra.

La mostra sarà visitabile tutti i pomeriggi e nei momenti di apertura dello spazio sino al 16 maggio. Elisabetta Consonni sarà a nòva venerdi 19 aprile dalle ore 17.00 per condurre il “Laboratorio sulla lentezza” , partecipazione previa iscrizione. Sabato 20 aprile dalle ore 10.00 il gruppo effettuerà una azione partecipata tra le vie della città.

Tramite la pratica della lentezza, un piccolo gruppo di partecipanti attraversa un’esperienza che sconvolge i ritmi delle azioni e lo stesso respiro.  Il laboratorio apre un piccolo varco spazio-temporale: è una celebrazione del rallentare; una forma di resistenza contro i ritmi di un sistema di produzione e consumo che vuole sempre di più e sempre più velocemente. Rallentare è atto fisico e mentale e allo stesso tempo un’azione politica di cura: significa prendersi il tempo di far virare un’azione altrove, facendo fiorire nuove prospettive di osservazione e di azione; è la presa di coscienza che anche un movimento lento può portare ad un traguardo, senza farci perdere l’esperienza del tragitto. Tramite la pratica della lentezza, un piccolo gruppo di partecipanti attraversa un’esperienza che sconvolge i ritmi delle azioni e lo stesso respiro. 

Il laboratorio apre un piccolo varco spazio-temporale: è una celebrazione del rallentare; una forma di resistenza contro i ritmi di un sistema di produzione e consumo che vuole sempre di più e sempre più velocemente. Rallentare è atto fisico e mentale e allo stesso tempo un’azione politica di cura: significa prendersi il tempo di far virare un’azione altrove, facendo fiorire nuove prospettive di osservazione e di azione; è la presa di coscienza che anche un movimento lento può portare ad un traguardo, senza farci perdere l’esperienza del tragitto.

Emanuele Meschini: da sempre affascinato dall’arte del raccontare, si avvicina alla fotografia, una forma di narrazione fatta di immagini e priva di parole, nel 2014. Da allora, cattura il mondo con il suo sguardo e lo interpreta e racconta attraverso il suo obiettivo. Tra i suoi lavori copertine di dischi, libri su jazz, danza, architettura e mostre personali. Da diversi anni è il fotografo ufficiale di NovaraJazz, ma si occupa anche di fotografia divulgativa e commerciale.

Elisabetta Consonni: coreografa tutto, essere umani e disumani, oggetti mobili e immobili, mappe, interstizi e gruppi vacanze spaziali. Tesse reti di relazioni, sottili e forti, come il vetro di zucchero. Da una formazione in danza e cultural studies in Italia, Londra e Rotterdam, la sua ricerca utilizza la coreografia come strumento per far accadere spostamenti di attenzione, far emergere relazioni e ribaltamenti di narrazioni, costruendo formati sempre diversi. Dal 2013 comincia ad interrogarsi sullo spazio pubblico inteso come spazio geografico dove l’azione performativa innesca una moltiplicazione di significati ma anche come spazio invisibile di dinamiche comunitarie. E’ direttrice artistica del Festival Orlando di Bergamo dal 2024.

comunicato stampa

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